"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

sabato, agosto 30

Carlo Rivolta

Questa mattina, tardivamente, sono venuto a conoscenza della scomparsa dell'attore Carlo Rivolta, avvenuta il 21 giugno scorso. La notizia mi ha colpito particolarmente perchè mi ero ripromesso di andare a vedere un suo spettacolo nei prossimi mesi e avrei adattato i giorni di visita a Milano anche in virtù del suo spettacolo. Ho avuto occasione di assistere alla recita del Critone di Platone lo scorso marzo a Milano, grazie all'invito dell'amico Giuseppe, che ringrazio ancora per avermi portato con sè. Carlo Rivolta ha saputo trasmettermi forte passione e coinvolgimento, mi ha dato l'impressione che la sua interpretazione fosse davvero "vissuta", interiorizzata e quando trovo persone che, come me, sentono la filosofia (e soprattutto Platone) a livello personale, emotivo, non posso far altro che apprezzarle e stimarle. Vi segnalo il sito ufficiale di Carlo Rivolta e un blog in cui potete trovare le registrazioni di alcuni spettacoli (qui). Se avete tempo e voglia, vi consiglio di ascoltarle con il testo davanti.


venerdì, agosto 29

"Sul dialogo": quale verità nel dialogare?

Se la priorità è data all'idea e quindi alla ragione e alla verità e all'essere allora è possibile fondare un universalismo, una scienza e un dialogo costruttivo. Se invece è l'apparenza, il caos diveniente e l'arte l'ultima realtà possiamo soltanto avere una sorta di nichilismo/relativismo (superabile chiaramente).

La riflessione odierna parte da queste poche righe del nostro Sgubonius, che tanto bene sintetizzano il dilemma centrale di tante discussioni in questo luogo informatico e che attraversa perpendicolarmente tutta la tradizione filosofica precedente, ovvero: nel fondare la scienza e la conoscenza, più in generale nell'analisi di ogni dimensione cosciente della vita, è originaria la Ragione o il Caos? (Nietzschianamente: Apollo o Dioniso?) Questo nodo sembrerebbe rimandarci verso ragionamenti e riflessioni astratte o tipicamente metafisiche, che poco hanno da spartire con la dimensione del dialogo. Eppure proprio il decidersi verso l'uno o verso l'altro, come scrive Sgubonius, viene a costituirsi come una scelta decisiva perchè significa poggiare una pietra sulla quale poi è possibile costruire tutta una teoria del dialogo e dalla quale dipenderemo in tutto il nostro discorso, perchè "scegliere" l'una significa precludersi le vie dell'altra. La "scelta" sull'originarietà del principio d'ordine o sul caos in-forme e in-costante ci interessa direttamente perchè se è possibile rinvenire un principio razionale diviene possibile raggiungerlo con la ragione e in particolar modo con la ragione-dialogante, perchè non è chiusa al solipsismo del sè ma è aperta all'imprevidibilità dell'altro. Ma quale tipo di scelta ci accingiamo a compiere? Da cosa sarà guidata e quali valori ne determineranno l'esito? Il vortice degli interrogativi sembra prenderci per condurci verso un "ritorno all'origine" delle nostre questioni: quali valori debbano dirigere la scelta umana? Rimando dunque alle precedenti riflessioni sulla Ragione, unica luce comune dell'oscura dinamica identità-differenza, costitutiva del mondo. In altre parole, risolvere questo punto significa dare risposta alla domanda sulla pretesa di verità che possiamo avanzare nel dialogo e, riflesso, sulla pretesa di verità di ogni umano ragionamento. Nei commenti all'intervento precedente analizzavo la questione e accennavo ad una possibile via "a posteriori" per giustificare una "scelta" per l'apollinea o platonica Ragione piuttosto che per il mondo del Caos: se il dialogo non potesse giungere a verità universali, che senso avrebbe dialogare? Quale vantaggio concreto, reale, avremmo nel dialogare? Riconoscere che l'esperienza del dialogo porti una aggiunta di verità, un "novum" vero, significa, di necessità, ammettere come presupposti sia la portata veritativa del dialogo sia, e non è poco, le nostre possibilità di comprendere a fondo l'universale, il mondo, la vita.

Occorre dunque divenire intelletto, affidare all'intelletto la propria anima e collocarla lì sotto, affinchè possa ricevere ben sveglia quelle cose che egli vede; per mezzo dell'intelletto bisogna contemplare l'Uno, non aggiungendo alcuna sensazione nè collocando in lui cosa che da lei si riceva; al contrario, è necessario contemplare il purissimo con l'intelletto puro e con il suo momento primo.

Plotino, Enneadi, VI, IX, 3,22-27

Per abitudine metodologica, ho solitamente cercato di evitare le citazioni e i pensieri altrui per cercare di non appesantire un discorso che deve innanzitutto scaturire dalle nostre esigenze e non deve divenire discussione sulla storia della filosofia o mera filologia. Ho tuttavia ritenuto opportuno chiudere l'intervento con questo rimando alle Enneadi perchè credo che Plotino abbia saputo ben condensare tutta la questione dell'universale e del fondamento dialogante, a noi cara, proponendo una via davvero "inattuale", non perchè passata, ma perchè tutta da scoprire.


Il salotto di sofia. Pescara, 5-6-7 settembre 2008

«Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene:
ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so.»

Agostino, Le confessioni, Zanichelli, Bologna 1968.

Il Salotto di sofia 2008 sarà dedicato al tema "Pensare il tempo" e si svolgerà in Piazza della Rinascita (più comunemente Piazza Salotto) dal 5 al 7 settembre. Siete tutti invitati a partecipare al piccolo festival e soprattutto al caffè filosofico del 5 settembre, nel quale parteciperò con altri amici e proveremo ad affrontare la questio dal punto di vista giovanile, allargando l'interrogativo ai presenti e provando a dialogare con il cosiddetto "pubblico". Oltre al nostro piccolo spazio, vorrei segnalare la presenza di alcuni ospiti importanti e/o particolamente graditi come M. Ferraris, M. Piazza, N. Tirinnanzi, M. Ciliberto, R. Garaventa e U. Galeazzi. Informazioni piàù dettagliate sono presenti sul sito della Società Filosofica Italiana, nel quale troverete anche il programma completo delle tre giornate filosofiche. (Scarica qui in formato .pdf)


lunedì, agosto 25

Una messa per Nietzsche

Poco fa un amico mi ha dato una notizia davvero sorprendente: ieri, 24 agosto, è stata celebrata una messa per F. Nietzsche a L'Aquila da padre Quirino Salomone, con la seguente motivazione: «In un periodo chiave per la nostra città, come quello della Perdonanza, abbiamo deciso di organizzare questa iniziativa per spingere i cristiani a valutare il pensiero del filosofo tedesco da un'altra prospettiva. Vogliamo inquadrare la sua figura da una prospettiva cristiana di misericordia. Per questo motivo, a fine celebrazione, ci ritroveremo in sacrestia per un incontro di approfondimento sul vero testamento di Nietzsche.» Per quanto sia poco incline a considerare l'interpretazione del pensiero nietzschiano chiuso e definitivo, devo dire che l'idea di un suo recupero da parte della Chiesa Cattolica mi sembra abbastanza bizzarra, non tanto perchè banalmente un sacerdote o un uomo di fede non possano apprezzarne l'opera, bensì perchè si tratta di "celebrazione" e di Chiesa, proprio dell'istituzione dichiarata esplicitamente come male dell'umanità in ogni pagina dell'Anticristo. Buona parte dell'interpretazione filosofica attuale sembra rivalutare l'intera opera nietzschiana in termini di uno sguardo verso l'oltre, certo non platonicamente trascendente ma attuale o attuantesi, "fedele al senso della terra". Su questa linea viaggiano infatti M.Cacciari o, più radicalmente, M. Vannini, convinto di una forte affinità con il patrimonio Eckhartiano e, paradossalmente, hegeliano. E' altrettantio vero che la "sintesi" appare complessa, soprattutto in virtù di voci contrastanti, a partire da tutto il filone nato dal famoso "Nietzsche" di Heidegger oppure dalla nietzsche reinassance francese e così via. Volevo brevemente mostrare la complessità dell'interpretazione nietzschiana (nonostante mi sia limitato a tre filoni principali) per far ben intendere come, più di ogni altro autore, Nietzsche si presti ad una vasta gamma interpretativa che potrebbe, a quanto pare, accogliere anche la lettura di padre Quirino Salomone, anche perchè, nonostante tutto, mi sembra meno stravagante un accostamento con la Chiesa Cattolica piuttosto che quell'infelice matrimonio con il Nazismo celebrato grazie alla sorella Elizabeth. Tornando al tema, sarebbe interessante saperne di più sulle idee di padre Quirino e sul dibattito tenutosi dopo la messa. Nel frattempo vi lascio con la mia solita epochè, che spero sia gradita perchè è solo onestà filosofica. C'è invece chi di dubbi ne ha sempre pochi: vi segnalo la pagina in cui è stata commentata la notizia della messa sul sito dell'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti). Non avendo un metro di giudizio valido e visto il passato "ortonese" di padre Quirino al convento francescano di Ortona, ho pensato di chiedere qualcosa di più direttamente all'interessato: tramite una breve telefonata mi ha annunciato che presto organizzeranno un tavola rotonda su Nietzsche lì a L'Aquila, a cui parteciperò con entusiasmo e avrò così l'occasione per intervistarlo e discuterci. Accoglierei volentieri alcune vostre domande, critiche o questioni da rivolgergli oltre che, ovviamente, commenti sull'iniziativa.


venerdì, agosto 22

Edgar Lee Masters (1869-1950)

Domani, 23 agosto, ricorre la data nascita del poeta Edgar Lee Masters (1869-1950). Volevo introdurre l'autore non solo per il valore dei suoi scritti, ma soprattutto perchè l'Antologia di Spoon River (1915) fu la prima raccolta di poesie che lessi, molti anni fa.
Masters immagina di ascoltare e trascrivere dei racconti di cittadini deceduti, ognuno con la propria storia, con le proprie beghe e ingiustizie. Ne emerge un ritratto della vita del sottobosco della cittadina americana, tanto simile alla nostra. Il testo, di protesta e di rabbia, fu censurato e arrivò in Italia nel periodo fascista per vie trasverse, grazie a Cesare Pavese e Fernanda Pivano, che successivamente lo tradusse per la Einaudi. Fabrizio De Andrè nel 1971, liberamente ispirato da alcuni scritti, diede musica e vita ai testi di Lee Masters nel concept-album "Non al denaro, non all'amore nè al cielo", uno splendido disco in cui si respira libertà e passione per la vita. Inutile sottolineare (perchè immagino già lo abbiate inteso) che sono arrivato a leggere l'Antologia di Spoon River grazie alle canzoni di Fabrizio, che preferisco tutt'ora, persino sul piano poetico, all'opera originale. Consiglio a tutti l'ascolto attento del disco e possibilmente di tutto il disco insieme, non di singole canzoni. Provare ad entrare nel contesto e nei personaggi del disco non solo è affascinante, ma è un atto di libertà, un modo efficace e piacevole per conoscersi, per entrare in sè e comprendere il mondo.


martedì, agosto 19

Gianni Baget Bozzo e "La mistica dell'eros"

Leggendo come ogni giorno gli articoli freschi sui quotidiani on-line, mi sono imbattuto nell'intervento di Gianni Baget Bozzo su "Il Foglio", intitolato "La mistica dell'eros", in cui viene ben tematizzata la storia del ruolo che ha avuto la concupiscenza nella tradizione cristiana e i relativi approcci. L'autore cita ampiamente quella tradizione mistica su cui spesso abbiamo avuto occasione di discutere e in particolare quella "mistica del sentimento", che altrettante volte, sulla scia di seri lettori e studiosi, ho bollato non solo come mera superstizione ma soprattutto contraria alla mistica stessa, che non ricerca il particolare o l'eccezionalità "dell'unione" con il Cristo che assume caratteri fisici, umani troppo umani, bensì si rivolge alla quotidiana esperienza del distacco dal proprio "io-psicologico". Non a caso la psicanalisi ha trovato nelle esperienze di queste cosiddette "mistiche" (Baget Bozzo sottolinea come, non a caso, siano donne) un fertile terreno di studio, in quanto risulta essere, come la psicanalisi stessa, potenziamento della psiche e mai distacco: amore di sè e non amore di Dio, per dirla in termini Agostiniani. Baget Bozzo, parallelamente alla riduzione della componente mistica alla "mistica del sentimento" muove un secondo passo falso quando, coerentemente con le posizioni del cattolicesimo contemporaneo, scrive:
Contro un intellettualismo, che era ben possibile quando il linguaggio cristiano attraversò il mondo greco, la centralità del corpo di Cristo diede sempre una accentuazione sulla dimensione corporea della spiritualità.
Alla luce delle precedenti considerazioni sulla mistica, non sorprende la facilità con cui Baget Bozzo liquidi la radice greca del cristianesimo ad intellettualismo e si affidi al patrimonio della Bibbia ebraica. Tralasciando considerazioni sulla cogenza della scelta di acquisire la Bibbia come parola di Dio, nonostante almeno dal 1600 (Spinoza) sappiamo riconoscere la Bibbia come una (bella) antologia della letteratura ebraica, porta a riflettere la riduzione della fonte pagana greca, perchè Baget Bozzo sa benissimo quanto sia stata centrale nella formulazione dell'intero corpus dottrinale cristiano, dai padri greci a, soprattutto, S. Paolo, vero fondatore, secondo alcuni, della religione cristiana. Verrebbe da domandarsi il motivo per cui è stato escluso dalla riflessione proprio questo filo conduttore che passa da Platone per Plotino e per gli autori cristiani, come Eckhart e Cusano, per citare i maggiori. Il dubbio diviene sospetto se riflettiamo sulla capacità distruttiva che alcune riflessioni, comuni non solo ai mistici cristiani ma, spesso, a lontane esperienze religiose come Induismo e Buddismo, possano avere all'interno del Cristianesimo stesso e dalle quali la Chiesa si è spesso difesa attraverso le scomuniche, certo legittime dal suo punto di vista. In secondo luogo verrebbe ancora da domandarsi quale relazione sussista, se sussista, tra il "disincanto" degli anni 60, come scrive Don Baget Bozzo e la svalutazione e, spesso, il rifiuto ecclesiastico per quel filone di pensiero: che non consista proprio nel recupero di questa tradizione (che parallelamente richiede la rinuncia ad alcune pratiche e dogmi) il baluardo di salvezza per la Chiesa e per il patrimonio della spiritualità occidentale?


lunedì, agosto 18

Il tramonto e i "nuovi inizi"

I giorni successivi alle feriae Augusti sono tra quei pochi momenti dell'anno in cui sembra di vivere in stasi, in raccoglimento, per organizzare e scandire il futuro, a partire dal venturo settembre. Troppo spesso la quantità di impegni viene percepita semplicemente come una successione: il loro rapido susseguirsi li rende punti isolati, portandoci a perdere di vista il progetto iniziale, il "fine" che, al di sotto, li sostanzia e li sostiene. Chi smarrisce il fondo vive e vede le possibilità come divise e non vi riesce a scorgere il senso complessivo. In particolar modo nei momenti che scandiscono passaggi, credo sia buona prassi dedicarsi alla cittadella interiore, provare a trovarvi le motivazioni, i moventi e le ragioni per camminare verso "nuovi inizi", verso nuove decisive esperienze, perchè solo nel fondo di sè stessi vive il senso globale della propria vita, senza il quale ogni possibilità mondana, per quanto ricca e affascinante, diviene pressocchè nulla e la propria vita rimane priva di senso.


lunedì, agosto 11

Sagra degli antichi sapori

Troppo spesso accade che alcuni temi di discussione vengano considerati poco degni o di scarsa rilevanza da alcuni raffinati cittadini o professori "chic" (non c'entra con il caso ma ho in mente qualche volto ortonese), svilendo la gradevolezza e il valore delle cose più comuni, come la "gastronomia", "l'arte del cucinare", che dietro di sè porta con onore le principali tradizioni e usanze del posto. Seguendo grossolanamente l'esempio del prof. Tullio Gregory, voglio dedicare un post alla "Sagra degli antichi sapori" ortonese, chiedendovi pareri e riflessioni di qualsiasi tipo, a partire, scusate, dai prezzi di quest'anno, che sono aumentati nonostante si sia concesso alla sagra più spazio e più tempo.


sabato, agosto 9

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti


Vorrei allargare la discussione proposta da un amico sul suo blog riguardo i nostri connazionali Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, condannati per omicidio e giustiziati il 23/08/1927 a Charlestown, negli Stati Uniti. Negli anni successivi, con un occhio più obiettivo e libero dai condizionamenti del passato, il governatore del Massachusetts riconobbe gli errori del processo, gettando luce sull'ingiusta condanna dei due anarchici, immigrati e italiani. Per dettagliate informazioni rimando alla consultazione della pagina di wikipedia. Il mondo della letteratura, dell'arte e della musica fu fortemente colpito dalla vicenda e alla memoria di Sacco e Vanzetti dedicò molti lavori. Tra questi vorrei ricordare il film di Giuliano Montaldo (1971), in cui recitò l'immenso Gian Maria Volontè nella parte di Vanzetti (qui alcuni significativi minuti del film) e farvi ascoltare la canzone composta da Joan Baez, in questa versione riadattata dal nostro Ennio Morricone ed eseguita con l'ausilio dell'orchestra. (qui il video)


giovedì, agosto 7

"Sul dialogo": il fondamento di ogni intendersi

7. Ricorda che Prometeo non fu gradito agli dei, o perchè costui, spargendo i tesori degli dei, sembrava incitare al torpore il genere umano, ovvero perchè costui faceva comune promiscuamente a degni e indegni una cosa eccellentissima.

Giordano Bruno, Il sigillo dei sigilli, tr. it. a cura di N. Tirinnanzi, BUR 2006

Introducevo così l’intervento O tutti o nessuno! Ma perché? , provando ad evidenziare come la consapevolezza della “differenza” tra gli uomini non possa non costituire una colonna portante in ogni progetto di costruzione di un’etica o in generale per ogni discorso che riguardi la convivenza civile. Nella storia del pensiero l’argomento della differenza è stato variamente declinato, assumendo talvolta posizioni estreme, compresa la sua incondizionata affermazione al di sopra di qualsiasi altra analisi o persino negazione, sostenendo una cieca quanto improbabile assoluta uguaglianza. Questi rapidi cenni ci aprono le porte alla lettura di una provocazione ricorrente sulla validità del tramite per eccellenza tra gli uomini, ovvero il dialogo: com’è possibile dialogare, ovvero inter-agire, comunicare, tra due soggetti differenti, con un diverso passato, un diverso modo di vedere le cose o addirittura diverso registro linguistico? Quanto vale questa “differenza” e in quale misura siamo “diversi” o “uguali”? Appare evidente come il dialogo richieda un vero e proprio fondamento, ovvero un punto di appoggio che ne assicuri sempre e in ogni situazione la possibilità di prender vita, ma anche la sua efficacia e produttività; un fondamento che sia, in estrema sintesi, proprio quell’uguaglianza tra gli uomini, quello spazio o limite di possibilità e inizio, a partire dal quale costruire una relazione. Le domande impongono una riflessione complessa, piena di sfaccettature e rimandi, davvero difficili da affrontare; mi limito a mettere in evidenza come questo spazio di uguaglianza non possa solo esser condiviso, come alcune pratiche o consuetudini, per loro natura mutevoli, ma debba poter essere universale e necessario, in quanto deve poter soddisfare la "provocazione" in qualsiasi epoca o tradizione, deve poter essere il fondo, il sostrato, che unifica e sostiene ogni differenza e particolarità di usi, etiche, politiche e pensieri, senza risolverli o appiattirli. D'altronde proprio il dialogo tra tradizioni lontane e apparentemente irriducibili sembra essere la sfida della filosofia del XXI secolo e, di rimando, sembra essere decisivo, ora come nel passato, per gli eventi storici, politici o semplicemente per la quotidianità di ognuno. Pertanto la fiducia nella Ragione, la sola facoltà umana che può dirsi universale e necessaria, non può che essere la base e il presupposto: la pura Ragione è il fondamento di un qualsiasi intendersi in quanto si impone come universale, in-determinata e assoluta, obiettiva e “distaccata”, mai chiusa nelle particolarità delle tradizioni o nella frammentazione dei “secondo me” e degli “ipse dixit”, tipici di una contemporaneità troppo attenta a non ferire l' “individuo” e mal disposta verso tutto ciò che è universale.


R. Garaventa - L'etica scettica di W. Weischedel


Vi vorrei far ascoltare la registrazione di una lezione tenuta al liceo "F.Masci" di Chieti da Roberto Garaventa, che con la solita chiarezza e semplicità ci introduce la figura di W. Weischedel (1905 - 1975), in particolare il suo lavoro Etica scettica, di cui lo stesso Garaventa è traduttore per la casa editrice "Il Nuovo Melangolo".

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domenica, agosto 3

I migliori anni...

Dopo aver affrontato temi importanti è bene passare al sano divertimento e volevo mostrarvi questo stupendo video "ortonese" in cui personaggi che abitualmente frequentiamo o incrociamo si esibiscono a squarcia gola. Davvero complimenti all'autore del video e ai "matti" ortonesi che vi si sono prestati!

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M. Vannini, Tesi per una riforma religiosa

Oggi vorrei presentarvi un testo decisivo per il futuro della spiritualità occidentale, che a mio avviso costituisce l'unica valida e cogente risposta a quell' ospite inquietante, come lo definisce U.Galimberti, ovvero al cosiddetto "nichilismo", che vorace e irrefrenabile, sembra assorbire ogni realtà, imponendosi come il male del nostro tempo, non più riducibile ad un'errata dispositio animi o questione individuale e limitata al sentimento. Per introdurvi al testo di Vannini ho pensato di farvi ascoltare l'audio della presentazione tenutasi a Firenze il 19/01/2007, con gli interventi di M.Cacciari, S. Givone e, appunto, M.Vannini. Le tesi e le considerazioni potranno a tratti sembrare paradossali o eccessive, persino banali o noiosamente teologiche a chi poco frequenta quelle particolari letture e vi suggerisco, pertanto, di ascoltarle con attenzione.




sabato, agosto 2

"Sul dialogo" - Premessa e introduzione al progetto

Vorrei provare a riflettere nuovamente sulla dimensione del dialogo, assumendo come buona base di partenza i miei interventi precedenti, in particolar modo Sulla difficoltà del dialogo e O tutti o nessuno! Ma perchè?, dove ho tematizzato il valore differenza: sembrerebbe che la difficoltà maggiore non sia nell'esposizione o nella struttura, ma sia nei presupposti del dialogo stesso. Si toccano dunque le fondamenta e veniamo proprio a cozzare con tutto ciò che, paradossalmente, riteniamo acquisito, scontato, perciò non mi meraviglierò se vorrete considerare queste mie riflessioni come ridondanti o inutili. I sentieri che stiamo per attraversare non sono delineati e tendono ad aprirsi a raggiera, portando ognuno verso luoghi e contesti diversi; fuor di metafora, a mio avviso il "problema" del dialogo è quel nodo che lega filosofia (etica e metafisica), politica, antropologia, sociologia etc. e per mantenerne intatto il senso è necessario rimanere sull'incrocio, evitando di scivolare comodamente in una delle strade già battute. Ho intenzione, pertanto, di aprire una serie di post in cui proverò a rispondere (con il vostro puntuale aiuto) ad alcuni quesiti centrali che ci aiutino a "superare" quel punto di crisi, non semplicemente oltrepassandolo ma provando ad esprimere, fino ad esaurirla, tutta la sua forza polemica (nel senso originario di pòlemos):

a) Qual'è, se è possibile pensarlo, il fondamento di ogni intendersi?
b) Quale pretesa di verità può avere un dialogo?

Al termine del percorso, proverò a stilare un piccolo saggio riassuntivo.
Grazie a tutti per la vostra - sono fiducioso - futura collaborazione.