"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

giovedì, ottobre 30

Questione dei preti omosessuali: dov'è la vera libertà?

La notizia che vi vorrei proporre di discutere oggi, che poi notizia non è, riguarda una delle tipiche reazioni di determinate associazioni o gruppi che si aggirano nel sottobosco della nostra democrazia e che sono spinti esclusivamente da moventi ideologici e di bassa lega. Nello specifico, benchè la situazione meriti maggiore approfondimento e non sia facilmente riconducibile a categorie di pensiero prestabilite, vorrei discutere il commento di tal Franco Grillini ad un comunicato della "Congregazione per l'educazione cattolica", sul quale potete trovare maggiori informazioni qui. Grillini è uno degli esponenti della comunità che in Italia dovrebbe difendere i diritti degli omosessuali, ma per completezza vi rimando alla sua biografia presente su Wikipedia (qui). Ad avviso di Grillini, le direttive della Chiesa Cattolica presentano una «brutale discriminazione che contribuisce a diffondere il veleno dell'esclusione e del razzismo omofobico». Non solo; Grillini illustra anche quali siano le dinamiche che soggiacciano a tali decisioni: «l'intento è quello di fugare il sospetto di essere un'organizzazione omosessuale di massa come accade inevitabilmente alle strutture monosessuali coatte basate sulla rigida separazione tra donne e uomini.». In questa sede non vorrei entrare nel merito della decisione ecclesiastica, ma mi limito ad osservare che la spiritualità non passa per le abitudini sessuali dei soggetti ma appena tematizzata è già oltre, in quanto si appella a quel fondo comune ad ogni essere umano: l'anima. La Chiesa Cattolica, se fosse un'organizzazione realmente dedita allo Spirito e non al conservatorismo politico, non si occuperebbe neanche di questi "accidenti". Ma per tornare alla critica di Grillini, è ben visibile che non solo determinate affermazioni appaiono di pessimo gusto, sgradevoli, ma fanno emergere tutte le caratteristiche di questi nuovi bigotti, impegnati nelle polemiche sterili e nel sobillare le piazze. Una critica intelligente avrebbe colpito nel segno perchè questo tema risulta esser sensibile non solo alla comunità omosessuale, ma a tutta la comunità dei credenti e dei laici attenti alla spiritualità (come il sottoscritto). Una critica seria e non veicolata da urla e insulti potrebbe portare davvero ad un cambiamento nella concezione della spiritualità, nella libertà del pensiero e della parola. Ma evidentemente siamo ancora molto lontani dall'età della Ragione (altro che Illuminismo) dato che entrambi i contendenti della querelle mostrano mero disinteresse alla costruzione di un mondo Libero: sono mossi da brutale (questa sì) volontà di affermare sè stessi (eigenschaft).


venerdì, ottobre 24

Sappiamo solo occupare?

Questo scritto ha avuto difficoltà a nascere, perchè non è semplice prender coscienza della chiusura dei propri orizzonti. L'impressione è quella di essere chiuso da ogni lato, di trovarsi davvero tra vasi di ferro, come il simpatico Don Abbondio. Il teatrino della politica e delle manifestazioni di piazza diviene tremendo e insopportabile quando tocca le fondamenta della civiltà. La cultura è una cosa seria, non si può piegare alle esigenze economiche nè alla violenza delle manifestazioni di massa, in cui "non si sa chi decide", come scriveva Heidegger. Ieri sera leggevo un articolo dell'ANSA, a cui come di consuetudine vi rimando (qui) sulle cosiddette "occupazioni" delle scuole superiori e delle università. Questa mattina hanno occupato anche la scuola di mia sorella. Mi torna in mente quella mattina di 3 anni fa, quando formai un "fronte del no" in occasione di una pseudo-occupazione che un caro amico organizzò al nostro liceo: subito rimasi contrariato e mi mossi a riguardo. Ovviamente fui etichettato come "schiavo del potere" e non mi sorprenderà se qualcuno, dopo aver pazientemente sopportato questo scritto, tornerà a pensarlo. In poche questioni riesco ad esser categorico, ma in questa occasione non ho remore nè timore nell'evidenziare come la violenza degli studenti sia l'equa risposta all'inadeguatezza della nostra classe dirigente e viceversa. Non si esce dal circolo: nel teatrino della vittima-studente che diviene carnefice, si sta palesando il tramonto della nostra società. Il paradosso di questi movimenti è facilmente riscontrabile: basta ascoltare un discorso di chi è in prima linea "in difesa della cultura". Nella maggior parte dei casi i nostri paladini non riescono a formulare una frase grammaticalmente decente o ad esprimere un pensiero che sappia cogliere le diverse angolazioni e problematiche. Nella stragrande maggioranza dei casi sono ragazzi che a scuola ci sono a malapena andati e tra i quali regna il mono-pensiero. Tutto prende la forma del "si", perchè è tipico della massa irresponsabile quel taglio delle differenze che soggiace solo ad una mera omologazione verso il regno dell'istinto. Così "si" va per assalto, per ira, come il leone Achille, immerso nei valori agonali del mondo pre-politico. Si "carica", si occupa, si rendono le aule delle stanze da divertimento, si porta la playstation in classe, le casse, le cuffie, la palla da calcio, si fumano spinelli, si scrivono striscioni con un profondità degna di bambini delle elementari, si portano i bambini delle elementari ai cortei, si chiamano i sindacati, si urla, si sale in cattedra, si imita Travaglio, poi Grillo, poi si urla ancora, poi si bloccano i treni delle ferrovie, si provoca disagio a chi non c'entra, ci si scontra con la polizia (perchè fare sassaiole li fa sentire come i "mitici" anni 70) etc. etc. Se questo è il modo di difendere un valore "santo", come la crescita culturale delle nuove generazioni, io non ci sto. Se devo affidarmi a costoro io non ci sto. Se questo è il massimo che gli studenti sanno esprimere, allora forse è il segnale che la nostra cultura è già finita. Mio figlio crescerà con i dialoghi di Platone sotto braccio e mi sarebbe piaciuto se tanti altri li avessero già letti.


giovedì, ottobre 23

Associazione culturale "Officina Ortona"

E che dire di una società che non impiega il massimo della sua forza biologica, quella che i giovani esprimono dai quindici ai trent’anni, progettando, ideando, generando? […] Non è in questo prescindere dai giovani il vero segno del tramonto della nostra cultura?

U.Galimberti, L’ospite inquietante, Feltrinelli 2007



L’Associazione Culturale “Officina Ortona” si propone di avviare una serie di dibattiti su qualsiasi tematica, fatto o questione riguardante la quotidianità del vivere cittadino. Gli incontri hanno l’aspetto di “laboratori” ovvero di spazi aperti ad ogni iniziativa e proposta in cui ognuno possa partecipare attivamente, esprimendo in libertà il proprio punto di vista e dando il proprio contributo nella forma e nelle modalità che preferisce. Il laboratorio è rivolto a tutti cittadini, in particolar modo ai giovani, che difficilmente hanno a disposizione un luogo dove discutere e crescere insieme. L’intento è quello di creare un gruppo compatto che sappia “pensare insieme” e che riesca ad affrontare in maniera dinamica le problematiche e le questioni fondamentali per la vita cittadina.

Per iniziare la serie di laboratori abbiamo pensato di introdurre il tema che maggiormente ci sta a cuore, ovvero il ruolo e le possibilità dei ragazzi nella vita cittadina. La discussione è libera, pertanto potrà prendere la direzione che sembra più opportuna senza limitazioni di sorta. Alla conclusione di ogni laboratorio sarà dedicato uno spazio per scegliere insieme il tema del prossimo incontro.


07/11/2008 : Primo Laboratorio, dal tema "I giovani e gli spazi della città"


Il presidente, Andrea Fiamma
officinaortona@gmail.com
www.officinaortona.blogspot.com




venerdì, ottobre 17

Dio in tribunale?


Noi studenti di filosofia siamo abituati alla messa in discussione radicale di ogni asserzione e di ogni principio. Nelle pagine finali della Kritik der reinen Vernunft, Kant chiama dinanzi al "tribunale della ragione" i concetti metafisici di Dio, dell'immortalità dell'anima e della libertà. L'acuta critica del filosofo vibra nel cielo della ragione, è la colomba che vola, eppure c'è chi ha pensato di far vibrare fisicamente determinate accuse. Leggo difatti, con stupore, su Repubblica, la notizia di un senatore americano che ha intentato una causa contro Dio, ritenuto responsabile di continue "minacce terroristiche" e di "terremoti, uragani, guerre e nascite di bimbi con malformazioni". Vi rimando direttamente alla pagina citata (qui), anche perchè sarebbe sgradevole dover commentare ulteriormente.


venerdì, ottobre 10

Una questione di "tolleranza religiosa"

Ieri notavo un breve commento apparso su "Il Foglio" (qui) nel quale si metteva in discussione "la provocazione lanciata da tre consiglieri regionali liguri del centrodestra" di mettere a referendum la concessione o meno di costruire un "edificio destinato a ospitare riti religiosi". Premetto che l'occasione di tale tematica giunge soprattutto dalla discussione del post Ai figli il cognome della madre. Perchè? e in questa occasione pretendo di allacciarmi alla politica nel senso originario, prescindendo dal calderone attuale. Ci tenevo a precisarlo per evitare che qualcuno possa leggere, tra le righe, alcuni ipotetici riferimenti a precedenti parapiglia avvenuti in questa sede (questo in particolare). Entrando nel merito dell'articolo, inizierei con il puntualizzare un elemento decisivo: la critica che mi sento di muovere non è tanto alle conclusioni, con le quali sostanzialmente sarei persino in accordo, bensì al percorso e ai motivi che le sorreggono. Partiamo pertanto dalle conclusioni:
La democrazia dovrebbe fermarsi dove c'è il dialogo tra l'uomo e Dio. Tutto quello che accade entro quella sfera, riguarda noi (individualmente) e Lui, non la collettività. I vostri diritti finiscono dove iniziano i miei; e il vostro diritto alla politica finisce dove inizia il mio diritto a Dio.
In questo secolo l'idea di tolleranza religiosa ha oramai preso il sopravvento in occidente e difatti la chiusa dell'articolo segue proprio quel profilo, nato dall'incontro delle tendenze ireniche del 1500 con la vocazione politica (non a caso), da Locke a Lessing e per tutto l’illuminismo. Dal mio punto di vista quest'idea non solo è riduttiva nei confronti della criticità delle questioni approcciate dalla religione, ma soggiace ad una tremenda tendenza conservatrice e ad un "amor sui" lontano da ogni spirito veramente religioso. Nel suo tentativo di salvaguardare le particolarità delle differenti religioni, in realtà la "tolleranza" si arrocca sulla tradizione e sulla legittimità acritica del passato, evitando di porre in questione le usanze e i "dogmi culturali", perchè porsi in questione significa innanzitutto esser disposti a rinunciare al proprio passato, da analizzare certo in maniera saggia e non da violentare con il martello. Parimenti questo forte tentativo di aggrapparsi alla mondanità di una religione genera indifferenza verso la spiritualità perchè quella religione lì è divenuta mera "cultura", nel suo senso etimologico di "recinto", "contenitore", ovvero è divenuta un portato, un oggetto, un ente da equiparare agli altri, ente tra gli enti, mai aperto all'ulteriorità della vita. L'altra faccia della medaglia è nota, poichè nell'indebolire (un termine caro al nostro Gianni Vattimo) la pretesa veritativa della religione, diminuisce la possibilità di fondamentalismi e la carica di violenza connessa, certo un risultato lodevole. Tuttavia questa non è più religione ma "cultura". Ricapitolando, sostengo qui che la tolleranza religiosa è fondata su un concetto di "tradizione" di marca conservatrice e stravolge l'idea di religione, creando il canone per buona parte dell'illuminismo, così da risultare inefficace a rispondere ai problemi dell’uomo e determinando in buona parte l'allontanamento contemporaneo dalla spiritualità. Buon gioco ha la politica, che, come anticipato, ha contribuito in massa a creare le condizioni e l'ambiente di sviluppo della "tolleranza religiosa". Che la soluzione all'enigma non sia nell'uscire da questo approccio? Che la chiave per l'armonia tra i popoli, per la "Pace della fede", non arrivi dalla politica e dalla separazione moderna Stato-Chiesa, ma dalla ragione stessa? Che la chiave non sia proprio il recupero (ermeneutico) della metafisica antica?


mercoledì, ottobre 8

L'infedele

Volevo segnalarvi che da quest'anno il programma televisivo di Gad Lerner, L'infedele, è visibile integralmente su internet al sito dell'emittente televisiva La7. (qui) Per quanto possa esser sgradevole far pubblicità, ho ritenuto opportuno avvisarvi di questo passo avanti verso il mondo della libertà di pensiero, perchè la cultura non può essere soggetta ad alcun copyright: la cultura non è di qualcuno ma è di tutti e deve essere fruibile immediatamente per tutti e non in formato "mini" (video-riassunti di 10 minuti). Le motivazioni del mio invito a seguire la trasmissione di Lerner non sono certo circoscritte alla nota precedente: la considero davvero "la migliore" del piccolo schermo, sia per la saggezza con cui viene condotta, che per l'efficacia dei temi, sempre pregnanti e mai scelti per "moda". Inoltre la "statura" intellettuale degli ospiti presenti è sempre motivo di interesse e qualità di risultati. A proposito di ospiti, nell'ultima puntata c'era Toni Negri in collegamento da Parigi.


domenica, ottobre 5

Video-intervista

Vi segnalo una divertente "video-intervista" che l'amica Maria ha realizzato e montato in occasione del festival della filosofia di quest'anno. Dopo aver pranzato con il classico cestino filosofico, ci siamo seduti a chiacchierare spensieratamente in Piazza Grande a Modena, in attesa di J.L. Nancy ed è venuto fuori questo video (ben montato). I temi trattati sono il caffè filosofico, in particolare quello di Pescara e i "nuovi arrivi" ad Ortona, con una breve anticipazione sulla nostra iniziativa (Officina Ortona).

Guarda il video



venerdì, ottobre 3

Francesco d'Assisi

Ma perch'io non proceda troppo chiuso,
Francesco e Povertà per questi amanti
prendi oramai nel mio parlar diffuso.

La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e maraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi;

tanto che 'l venerabile Bernardo
si scalzò prima, e dietro a tanta pace
corse e, correndo, li parve esser tardo.

Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
dietro a lo sposo, sì la sposa piace.


Dante Alighieri, Divina Commedia; Paradiso, Canto XI

Ho avuto difficoltà a trovare il modo di introdurre degnamente la figura di Francesco d'Assisi per il profondo rispetto e gratitudine che serbo nei suoi confronti e per questo motivo ho deciso di affidarmi alle terzine del Sommo Poeta, insuperabile nel dipingere l'amore e la spiritualità. Francesco d'Assisi si spense il 3 ottobre 1226 nella chiesetta della Porziuncola, il luogo dove volle tornare prima della morte, "ch'el meritò nel suo farsi pusillo"(Dante). La spiritualità di Francesco è realmente oltre ogni confessione e ogni considerazione razionale perchè non è ridotta alle sue parole, pur stupende, ma è testimoniata, è vita. Non a caso nelle terzine citate, il "venerabile" Bernardo di Chiaravalle, maestro dell'ascesi e della spiritualità, corre e s'attarda, non tiene il passo di Francesco e di donna Povertà sulla strada che corre lungo il monte delle beatitudini medioevali. Penso che sia superfluo dilungarmi ancora su questioni che magari son trattate meglio altrove e così vi invito a visitare la pagina che Antonello Lotti ha dedicato a Francesco sul suo sito. (qui) Personalmente sono stato molto legato a questa figura anche quando caldeggiavo posizioni totalmente diverse dalle attuali, com'è normale data l'età. In realtà la citazione dantesca e il canto non sono, come dire, nuovi del mio repertorio perchè, chi mi conosce ricorderà, sono parte della mia tesina di 5° liceo, in cui già provavo a porre in evidenza una sorte di "componente autentica" (così la chiamavo) del Cristianesimo, che in seguito con più coscienza e conoscenza, ho chiamato mistica. Spesso mi viene da sorridere quando penso che oltre Dante e Francesco citai Agostino, Nietzsche e Manzoni, tutti autori che negli anni venuti hanno avuto un ruolo importante per la mia formazione e a cui ancora oggi mi affido, certamente secondo un'ottica tutta diversa. Questa breve chiusa personale è il mio modo di ricordare quello che al liceo chiamavo un po' provocatoriamente "heiliger anarchist", poichè sono fermamente convinto che consegnare alla memoria un'esperienza di vita valga più di ogni altra parola spesa. Non è forse questo il Suo insegnamento?

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate

Francesco d'Assisi, Canticum fratris solis