"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

lunedì, agosto 30

L'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa?

In questo pomeriggio di fine estate vorrei commentare brevemente con i lettori le ultime vicende accadute a Roma; non si tratta di politica, ma della Roma religiosa, che in questi giorni ospita le lezioni sul Corano del leader libico Muammar Gheddafi. Torniamo indietro: non si tratta della Roma politica? Anche questo nodo è da sciogliere. Difatti mi sembra che l'opinione pubblica abbia sottovalutato l'intreccio delle due sfere e in questo intervento vorrei stimolare un riflessione nella detta direzione. Gheddafi arriva in Italia "per celebrare il secondo anniversario della firma del Trattato di amicizia fra Italia e Libia" - scrive Il Corriere della Sera - e per tale occasione "ha distribuito copie del Corano a 487 ragazze, che ha incontrato divise in due scaglioni. Tre ragazze, due italiane e una spagnola, si sono presentate con il velo perché si sono convertite all'Islam". Al quadro si aggiungano determinati auspici, alquanto discutibili, come: «L'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa».

Mettiamo ordine. Gheddafi, leader politico, arriva in Italia per celebrare degli accordi politici di pace tra le due nazioni e approfitta dell'occasione per divulgare l'insegnamento di Maometto e presenziare il rito di iniziazione alla religione mussulmana di tre ragazze appena convertite. I giornali italiani hanno giustamente calcato la questione e il mondo politico non ha perso tempo - altrettanto giustamente - per dirsi di volta in volta infastidito, imbarazzato o indifferente, spesso ubbidendo alle solite direttive da barricata. In realtà stupisce come nessuno abbia sottolineato il nodo concettuale a cui facevo riferimento, e che, evidentemente, si trova a monte di tutto il discorso, ovvero l'intreccio tra religione e politica. Difatti questo dato sembra davvero segnare l'enorme distanza tra l'Europa e il Medio oriente. Un leader politico europeo in visita ad uno "stato islamico" difficilmente avrebbe pronunciato una, seppur timida, difesa della religione cristiana; e questo non per una presunta superiorità della religione cristiana, ma perchè la tradizione europea, con le sue contraddizioni e i suoi momenti violenti, lungo i secoli ha sviluppato l'abitudine (quantomeno) di slegare religione e stato; noi europei abbiamo chiamato questa "convinzione", che ancora fatica a farsi "idea" ben precisa e definita, con il nome di laicità. Quanto poi il cristianesimo e più in generale la tradizione cristiana abbiano contribuito al formarsi dell'idea (ancora in divenire) di laicità, è una questione che lasciamo aperta e che in questo momento non possiamo affrontare.

Al contrario di quanto auspica Gheddafi, l'Europa non potrà mai diventare mussulmana, non perchè attualmente è cristiana o altro, bensì perché sta compiendo un passo decisivo verso quel qualcosa che chiamiamo laicità; essa, benchè sia ancora un progetto in fieri, sembra davvero essere un oltrepassamento definitivo rispetto a quella concezione alla quale molti popoli sono rimasti ancorati. L'Islam - anzi, "gli" Islam, perchè non è possibile ridurre tutta la ricca e stimolante tradizione islamica ad una corrente univoca - fatica ancora a muovere verso questo orizzonte condiviso, che, all'inverso, solitamente considera come la testimonianza più forte di quella corruzione occidentale da cui sarebbe bene difendersi. Al contrario, il passo dell'Europa verso la laicità è fondamentale perchè aiuta a tratteggiare quello che potrebbe essere il vero luogo di incontro tra due mondi grandi e stupendi, che rimangono (e forse devono tuttavia rimanere) profondamente divisi. D'altronde, come ho scritto più volte, sono convinto che le tradizioni e la cultura siano la linfa dei popoli e che esse debbano essere difese e individuate come vere e proprie bussole per segnare la rotta verso un futuro radioso e spirituale*; eppure riferirsi a quei valori e conservare determinate tradizioni non può significare l'abbandono di quella ricerca razionale verso l'incontro e il dialogo; la laicità è allora la condizione somma per l'aprirsi reciproco dei popoli ed è quello stesso piano razionale che costantemente richiamava Platone nei suoi nobili - non a caso - dialoghi**; non solo, è quel luogo non-luogo verso il quale inevitabilmente l'uomo dovrà dirigersi se vorrà continuare ad abitare la terra. Questa è l'aporia fondamentale, che la filosofia del nostro tempo è chiamata ad attraversare; per il resto, d'altra parte, Europa e Medio oriente non sono mai state poi così lontane***.





*Sull'importanza della tradizione come rotta per il futuro, rimando al mio intervento Il crocifisso nelle scuole e l'uguaglianza delle religioni.

**Sul dialogo e sulle sue aporie mi ero interessato all'inizio del cammino della Cittadella, varando addirittura un progetto di vari interventi; cfr. Sul dialogo.

***Per una buona panoramica invito a leggere il libro di Franco Cardini, Europa e Islam. Storia di un malinteso.


lunedì, agosto 23

L'Università. Tra Dublino, Roma, Chieti e Stoccarda.

Cari lettori e amici, innazitutto volevo ringraziarvi per la partecipazione numerosa alla conferenza sulla figura del Cardinale J.H. Newman, tenutasi qualche giorno fa a Ortona nella stupenda cornice della piazzetta dei Pescatori, con il prof. Angelo Bottone e il vescovo di Ortona-Lanciano S.E. Carlo Ghidelli. Credo che la serata sia stata foriera di numerosi spunti, offerti in particolar modo dalle convinzioni di Newman in merito allo studio e all'Università; prima di altri, Newman aveva intuito la pericolosità della corrente utilitaristica, che già in quegli anni aveva iniziato ad influire buona parte dell'intelligentia inglese e che avrebbe poi portato alla formazione di centri di studio e Università basate sulla logica dell'utilità immediata: studiare per produrre dei risultati immediati e da toccare con mano; questa, in qualche modo, è stata l'antesignana dell'attuale Università-azienda, e, più in generale, di una concezione della società tutta basata sullo scambio e poco attenta alla persona.

Newman, al contrario, voleva porre al centro proprio la formazione della persona, la costruzione, nel tempo, di un'abito mentale filosofico  - come recita il sottotilo del libro di Angelo Bottone - che renda lo studente anzitutto un uomo buono (un gentleman), capace di affrontare il cammino della vita con mente salda e morale santa. Ai nostri giorni le idee di Newman potrebbero apparire reazionarie e integraliste e probabilmente dovevano destare una impressione simile anche nella società inglerse del tempio; difatti, come sottolinea Angelo Bottone, il progetto dell'Università Cattolica d'Irlanda fallì molto presto probabilmente proprio per l'incapacità della società inglese di recepire un tale messaggio. Oggi più che allora, le riflessioni di Newman sembrano delle boccate d'ossigeno per un mondo che non sa più cosa siano i valori, cosa sia la persona, cos'è l'onore e cosa la vergogna; per un mondo che avrebbe anzitutto bisogno di gentlemen (nel linguaggio di newman) più che di "professionisti" plurilaureati, contenitori-portatori di qualche conoscenza. E questo vale soprattutto in filosofia, come insegna Platone.

A proposito di filosofia e Università, vi segnalo due piccoli lavori da "professionista" - ahimè, cado anch'io nella rete -, apparsi sulla rivista on-line Dialegestahai, edita dal Dipartimento di filosofia dell'Università di Roma Tor Vergata; si tratta di due recensioni: la prima a Davide Monaco, Deus trinitas. Dio come Non altro nel pensiero di Nicolò Cusano, Città Nuova, Roma 2010, nella quale mi sono permesso di esporre qualche rilievo critico data la mia formazione neoplatonica e i recenti studi cusaniani; l'altra è al volume, appena tradotto da Nunzio Bombaci, di Ferdinand Ebner, Proviamo a guardare al futuro, a cura di Nunzio Bombaci, Morcelliana, Brescia 2009 ed è una versione più "tecnica" rispetto a quella pubblicata oramai alcuni mesi fa sul Giornale di Filosofia della Religione. Nel titolo del post ho fatto riferimento all'Università di Dublino (Newman), a quella di Roma per le recensioni e a quelle di Chieti, che, inevitabilmente, è il primo termine di paragone nella precedente considerazione sulle Università italiane e, infine, Stuttgart, che raggiungerò a breve per il progetto ERASMUS. Avviso i lettori che probabilmente non potrò aggiornare il blog nei prossimi giorni, un po' per la frenesia del trasloco a Stuttgart, un po' perchè non conosco la disponibilità della rete internet nella camera in cui soggiornerò. A presto.


venerdì, agosto 13

Conversazione sulla figura del cardinale J.H. Newman


Il 20 agosto presso la piazzetta dei pescatori di Ortona (CH) alle ore 21,00 si terrà una conversazione sulla figura intellettuale e sull'impegno ecclesiastico del cardinale John Henry Newman. L’occasione per la conferenza è sopraggiunta per una serie di motivazioni, tra cui la recente pubblicazione in lingua italiana di un libro di Angelo Bottone (University College Dublin), studioso di origini ortonesi, e la prossima beatificazione del Cardinale.



Interverranno:

*Andrea Fiamma (presidente dell’Associazione Culturale “Officina Ortona”)
*Angelo Bottone (University College Dublin)
*S.E. Carlo Ghidelli (Vescovo diocesi Lanciano - Ortona)


domenica, agosto 8

Cambia l'organigramma di OfficinaOrtonaNews

Con questo breve articolo voglio condividere con tutti i lettori una decisione presa negli scorsi giorni, invero partorita con un certo patema d'animo, che riguarda il piccolo organigramma di questo giornale. Anzitutto bisogna tornare un attimo indietro. OfficinaOrtonaNews nasce nel maggio 2010, dopo una progettazione lunghissima, segnata dalle evidenti difficoltà che ogni progetto culturale porta con sé. Il giornale prende così piede grazie all'apporto di una costola dell'associazione culturale “Officina Ortona” – che dopo due anni intensi di attività ho ancora l'onore di rappresentare – con l'aggiunta di un discreto gruppo di ragazzi interessati all'iniziativa, che fino ad allora non avevano ancora avuto l'occasione di collaborare con la nostra associazione. Insieme a loro abbiamo pensato “OfficinaOrtonaNews” come un nuovo giornale di opinione e informazione, la cui particolarità doveva consistere nell'esternare una voce giovane in merito alle vicende della nostra città, alle sue problematiche, e, più in generale, a tutto ciò che ha a che fare con la vita quotidiana; in questo senso, sin dal primo numero abbiamo cercato di oltrepassare le mura cittadine grazie ad alcuni articoli e rubriche che si riferivano a contenitori più ampli della sola Ortona. Ebbene, a distanza di alcuni mesi non posso che essere soddisfatto dell'avvio del giornale – del quale ho avuto subito la responsabilità del coordinamento in quanto presidente dell'associazione – perché ha dimostrato quanta qualità possa esprimere un gruppo di giovani che lavori in autonomia, con passione e con voglia di creare davvero un qualcosa di nuovo. Ma non è finita. Il passo successivo è ora rendere questo progetto in grado di camminare con le proprie gambe. Difatti, come un buon padre deve mirare alla libertà e all'autonomia del figlio, così il lavoro dell'associazione deve essere quello di condividere il coordinamento di questa stupenda iniziativa, passando le redini proprio nelle mani di chi ha lavorato maggiormente e lasciando crescere questo nuovo gruppo di “scrittori” all'interno dell'associazione, ma nel contempo, appunto, garantendogli la massima libertà e autonomia. Questo, come avete inteso, non è di certo un passo indietro rispetto al lavoro svolto, ma è un lasciare spazio a quel gruppo che ha dimostrato di meritare la stima e la fiducia dell'associazione. In tempi in cui tutti cercano accentramento e mirano ad accumulare il più possibile piccole cariche e attenzioni, l'associazione “Officina Ortona” va in direzione contraria, verso la condivisione di esperienze e responsabilità. Così a partire dal prossimo numero di settembre 2010 potrete notare un sostanzioso rimpasto nella “direzione”, un cambiamento che mira proprio agli obiettivi appena illustrati, ma che – lo assicuro – conserverà lo stesso taglio e soprattutto lo stesso impegno dei precedenti numeri nella realizzazione del giornale. Porgo i più sinceri auguri a tutti gli amici per il proseguo di questa avventura, alla quale vorrei continuare a dare il mio contributo con la rubrica “La cittadella interiore”; inoltre ringrazio tutti coloro (in particolar modo Marco Di Michele Marisi) che hanno reso possibile l'edizione del giornale, a partire dagli scrittori fino a chi ci aiuta a distribuirlo (gratuitamente!), ai giornalai ortonesi, sempre gentilissimi, e soprattutto a tutti i lettori che hanno iniziato e continueranno a seguirci. Buona lettura!


martedì, agosto 3

Massimo Bolognino, Salvifica Bellezza

Pubblicizzo con piacere questo nuovo volume dell'amico Massimo Bolognino, grazie al cui contributo spero di arricchire la Cittadella con le riflessioni tipiche della letteratura filosofica cristiana orientale.


La Filocalia, letteralmente “amore della bellezza”, è il breviario ascetico e mistico della Chiesa d’Oriente e racchiude un patrimonio spirituale di grande valore per tutta l’umanità. Guidati dagli scritti dei Padri in essa contenuti e da voci di teologi e mistici – ortodossi e non solo – ci proponiamo di interrogarci sul valore salvifico della Bellezza come volto di Dio. La bellezza divina è un nome dimenticato, frainteso, più spesso sfigurato da caricature mondane. Attraverso l’itinerario spirituale qui proposto cercheremo di farne emergere i tratti luminosi che trovano in Cristo il punto focale e nell’uomo, restituito alla sua originaria dignità di “essere chiamato a diventare dio”, il compimento. La dimestichezza con le tematiche filocaliche può essere ottenuta solo nella concreta, personale messa in pratica dell’ insegnamento dei Padri: non basta, anche se è necessario, leggerne gli scritti. A sua volta, il contatto personale con i testi, e l’impegno spirituale che deve conseguirne, si arricchisce di tutte le esperienze interiori che il lettore porta in sé, uniche e irripetibili, preziose e inimitabili, perché ciascuno deve percorrere da sé il cammino della ricerca di Dio. È per questo motivo che, se per un verso tutti gli spirituali filocalici presentano volti che si assomigliano profondamente, per l’altro non ce ne sono due identici: non solo tra i maestri antichi ma anche tra i viventi che ne accolgono l’insegnamento e lo mettono in pratica. La situazione è simile a quella delle sante icone: per ogni tipo d’immagine c’è uno schema fisso, ma la sua realizzazione si presenta in una varietà infinita di forme, tante quante sono le singole icone. “Una esperienza personale, dunque, non una teologia. Un percorso che è pratico (praktikè), ascetico, platonicamente esercizio di morte (melète thanàtou) e insieme razionale, in quanto ri-scoperta e ri-generazione del lògos nel profondo dell’uomo, ben oltre la superficiale dimensione del “ragionamento” (loghismòs) strumentale e interessato. E’ così che si manifesta quella bellezza che altrimenti resta sconosciuta: in realtà in ogni istante essa si offre gratuitamente all’uomo, ma l’uomo non è in grado di riconoscerla, legato com’è al suo piccolo ego, e solo quando questo scompare essa gli si mostra pienamente. La prova della verità qui non è più esteriore, non è in libri o in teorie, ma tutta interiore, e perciò certa e inoppugnabile. E’ nella profonda letizia, anzi, nella gioia estatica che l’uomo prova in ogni istante di fronte a questa straordinaria, mirabile bellezza, ed allora non ha dubbi, giacché la letizia è davvero, spinozianamente, segno di perfezione.” (Dalla presentazione di Marco Vannini)


Massimo Bolognino 



Salvifica bellezza
Sulle tracce della spiritualità filocalica dell'Oriente cristiano

Edizioni Effatà, Cantalupa (To) - Collana «Spiritualità dove, come, quando» 29 – formato cm 14 x 20,5 – brossura
128 pagg. – 2010 – euro 10,00



Massimo Bolognino (Torino, 1963) dopo gli studi classici si è dedicato all’approfondimento della mistica e della spiritualità, particolarmente dell’Oriente cristiano. Collabora a riviste specialistiche con testi sul rapporto tra estetica e teologia, sul dialogo interreligioso e su figure della teologia ortodossa quali Pavel Florenskji. Ha curato l’introduzione al volume sulla spiritualità cristiana orientale Attualità del Simbolo dell’archimandrita Silvano Livi (Franco Angeli, 2001) e tiene conferenze sui temi della mistica e della spiritualità cristiana orientale.