"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

lunedì, settembre 27

Cosa succede in città? Stuttgart21 e il centro Oli.

Questa sera volevo accennarvi ad una sollevazione popolare nella quale mi sono trovato, mio malgrado, coinvolto durante questi giorni a Stuttgart: si tratta del progetto chiamato Stuttgart 21 e riguarda il possibile ampliamento della stazione centrale (Hauptbahnhof) di Stuttgart e la trasformazione di tutta l'area circostante in una zona commerciale. Chiaramente questa nuova stazione è stata progettata secondo canoni avvenieristici e usufruirebbe di un livello di tecnologia e di una combinazione spazio/praticabilità/usabilità mai visti prima in Europa (consiglio di visualizzare la pagina del progetto: qui). Tuttavia, come ogni "grande opera", anche la Stuttgart21 ha i suoi difetti: per realizzarla è necessario abbattere la vecchia stazione, a cui gli abitanti di Stuttgart sono legati, ma soprattutto dovrà essere cementificata buona parte del grande parco al centro della città, con alberi abbattuti e buon parte di verde - che in Germania non manca di certo - distrutta per far spazio a boutique e strutture in acciaio; altro inconveniente, non da poco, è l'enorme costo dell'opera. Così da qualche tempo si è formato un comitato spontaneo di cittadini contro questo "colpo di testa" dell'attuale amministrazione del Baden Württemberg, un folto gruppo di protesta che si riunisce tutti i giorni al parco dalle 18 alle 19 e organizza cortei e iniziative per far sentire la voce "del popolo". Non intendo discutere oltre del progetto anche perchè non avrei nè i mezzi nè le capacità da architetto per entrare nel merito della questione, ma vorrei provare a riportare questa protesta ad un profilo più nostrano, provando a riflettere sulla lontananza o sulla vicinanza del popolo tedesco dal nostro. Tuttavia ad onor del vero, pur lasciando la questione nel complesso ingiudicata, devo riconoscere qualche punticino a favore dell'iniziativa e non tanto perchè - com'è noto - spesso la prima reazione dei cittadini è meramente conservatrice, a volte in modo del tutto deleterio, ma perchè alcune argomentazioni contro il progetto non reggono proprio; la prima di queste è quella che si richiama all'utilizzo copioso di denaro pubblico: siamo nella regione più ricca d'Europa e i finanziamenti proverrebbero in gran parte dallo stato centrale e dalla Comunità europea, senza contare l'apporto dei privati. Insomma, non credo che gli svevi debbano avere preoccupazioni di questo tipo. Le altre, invece, sono motivazioni importanti che richiamano una visione delle cose più amplia: l'innovazione a tutti i costi oppure la salvaguardia dell'ambiente e dei simboli di una città?

In effetti questo bivio suona familiare a noi ortonesi che qualche tempo fa abbiamo assistito/condiviso/combattutto per/contro l'insediamento del Centro Oli nelle nostre zone. Chiaramente le situazioni sono molto diverse, sia per l'evidente squilibrio tra benefici/danni, sia per la tipologia di investimenti: nel caso di Stuttgart è un qualcosa più "umano", ovvero ha a che fare con l'idea di città che i cittadini hanno e vogliono esprimere; nel caso del centro oli, probabilmente, si trattava solo di uno sfruttamente del territorio senza adeguati (ammesso che vi possano essere) "pesi" da far bilanciare con l'inquinamento, la distruzione del settore agricolo, la trasformazione dei territori etc. etc. Insomma, a cosa voglio far riferimento? Voglio dire che probabilmente il mondo tedesco (e forse più in generale quello europeo) vive delle stesse pulsioni e si pone le stesse questioni del nostro piccolo Abruzzo, affrontando le stesse scelte, gli stessi bivi, le stesse aporie da attraversare grazie ad una decisione il più possibile saggia e nei tempi adeguati. Allora Stuttgart non è lontana dalla Provincia di Chieti e dalle manifestazioni lungo il corso di Ortona o di Pescara; non è lontana dai nostri dubbi perchè, probabilmente, siamo noi ad esserci avvicinati all'Europa. In un mondo in cui le barriere culturali esistono sempre meno, dobbiamo saper ragionare proporzionando il piccolo al medio, il medio al grande, ma cercando di capire quale metro di misura dover utilizzare; e in questo caso è il dubbio tra un futuro tecnologico, dove soldi e praticità faranno da pardone, contro un mondo verde e dai toni un po' spenti, con lo sguardo rivolto al passato. Non emetto sentenze, non voglio giudizi di valore su questo bivio: cerco solo di girarci intorno per saperne, prima o poi, decidere la direzione di taglio.


martedì, settembre 14

Verso il PDN, una "rivoluzione copernicana" della politica?

Carissimi lettori e amici, anzitutto volevo scusarmi con voi per il lungo periodo di fermo che ha subito la Cittadella. Rassicuro tutti per la mia salute e la mia situazione: sono atterrato qui a Stuttgart il primo settembre e tra le varie faccende burocratiche, i primi passi e le sistemazioni "pratiche", nonchè il primo impatto con il mondo svevo, queste che leggete sono le prime righe scritte dalla mia nuova camera. Ma giungiamo allo spunto di oggi. In questi giorni sto osservando le prime fasi di apertura del PDN (Partito della Nazione), alle quali vorrei dedicare una breve riflessione, il più possibile concreta e sintetica. Vorrei restare sul livello della politica nazionale, quand'anche abbia già avuto occasione di dibattere in merito all'area centrista ortonese sul blog di Gianni di Gregorio, al quale vi rimando volentieri (clicca qui per la pagina di Metropolis); dicevo, vorrei riflettere con voi sui primi passi di questo nuovo(?) partito(?), in particolare in riferimento al congresso dell'UDC di Chiangiano, che RadioRadicale ha trasmesso integralmente e che potrete ascoltare grazie alla speciale maschera in fondo al post, che vi rendirizzerà direttamente all'intervento di Massimo Cacciari, che, come sapete, è il punto di riferimento in filosofia e, in una certa misura, anche in politica. Non ho seguito tutti i passaggi, ma, anche in base alle voci e ai sentori dei mesi scorsi, vorrei provare a aggiustare il tiro e, nel caso, a rispondere a quei due interrogativi che si insinuavano poc'anzi: PDN, nuovo(?) partito(?).

Il PDN sarebbe un "nuovo"? Dipende, questo si vedrà al momento concreto dell'azione, quando capiremo se si tratta di un nuovo partito o di un potenziamento dell'UDC o di una semplice alleanza tra l'UDC e il movimento di Rutelli, un po' come è avvenuto per il PD - che, appunto, si è dimostrato niente di meno che un piccolo Ulivo. Ovvero, bisognerà vedere se realmente, come dice Cacciari, politici e simpatizzanti provenienti da diversi schieramenti andranno su una nuova rotta perchè realmente credono in nuovo modo di fare la politica o se è solo un riciclaggio. Bisognerà capire fino a che punto verrà svolto un nuovo gomitolo di tematiche e strumenti, anche perchè attualmente manca (com'è ovvio che sia) di tutta quella fase di progettazione della diffusione capillare e dell'organizzazione politica, che per partito è la vera linfa vitale, in grado di garantire solidità, ricambio e continuità d'azione. Attraversati questi incroci, passate queste fasi chiave di formazione, potremo rispondere alla seconda domanda: sarà un partito in grado di avviare una rivoluzione copernicana della politica o soltando una terza alternativa? Ovvero, sarà un nuovo modo di intendere la politica italiana o sarà sempre un qualcosa che, pur cercando di scardinarla, rimarrà succube rispetto alla logica bipolare? Quale ruolo potrà giocare il rapporto con i finiani e con le scuole di pensiero vicine al centrodestra, come i finiani di FareFuturo ? La sfida, allora, è creare un qualcosa che possa smuovere questo bipolarismo forzato, che nel paese non è mai esistito, se non nelle strane logiche del parlamento. Se il PDN farà "propria" questa aspirazione - anzi, ne farà più radicalmente il primo motivo di coesione - allora questo nuovo inizio potrebbe costituire davvero la chiave di volta per una nuova èra politica in Italia.

D'altronde posso vantare di essere stato tra i primi ad aver sostenuto queste idee; come scrivevo nei commenti ad un vecchio articolo, dal titolo Il PDL è finito, adesso costruiamo il futuro, credo che nella misura in cui questo PDN sarà "centro", il progetto fallirà; ovvero, nella misura in cui questo PDN sarà un qualcosa del tipo "nè centro-destra nè centro sinistra" - e quindi anche "sia centro destra, sia centro-sinistra" - allora sarà un qualcosa di vecchio, ancora incanalato negli schematismi della contrapposizione bipolare; anzi, forse sarà anche peggio del bipolarismo, perchè sarà una formazione che erediterebbe i metodi e le logiche del bipolarismo ma che avrebbe molta meno presa sulla popolazione dell'attuale referendum Berlusconi sì/ Berlusconi no a cui si è ridotta da anni la politica italiana. Insomma, il rischio è che questa sia solo una manovra di palazzo e che questo partito sia in realtà "soltanto" un centro. La speranza, invece, è che si vada realmente nella direzione della rivoluzione copernicana della politica, fattualmente, sin dall'inizio. A quel punto, allora, tornerebbe al centro il valore sociale di determinate questioni, tornerebbero ad aver posto quegli insegnamenti appresi dalle nostre famiglie e quella volontà di costruire insieme una nuova classe dirigente di giovani davvero competenti, onesti e con in testa solidarietà e amore per il prossimo. La speranza è appunto che questo PDN nasca con questa idea qui e possa essere il cappello giusto per una rinascita che deve, ancora, partire dai giovani con le loro iniziative nei comuni e sui propri territori provinciali e regionali. Qualora il PDN darà voce a queste speranze, potrà aprire una nuova stagione politica; qualora invece si riveli solo un "centro" costruito dal palazzo per accogliere gli ex di una parte e di un'altra, allora sarà l'ennesima beffa.