"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

sabato, novembre 20

Come pensare "il corpo" nella società contemporanea?

Il tema del corpo nel neoplatonismo antico è complesso e rimanda a tutta una serie di questioni ontologiche e gnoseologiche; al problema di come l'anima possa essersi legata al corpo e soprattutto a cosa intendere per corpo e per anima. D'altronde possiamo facilmente richiamare il famoso incipit delle Enneadi, dove Porfirio ci racconta, forse un po' calcando la mano, come il suo maestro Plotino «si vergognava di essere in un corpo». Non bisogna tuttavia dimenticare che questa concezione del corpo si fonda sugli antichi testi di Platone e in particolare su quel Simposio che determinò le sorti del platonismo successivo e che ricorre continuamente non solo nelle opere del cigno del paganesimo, Plotino, ma, appunto, in tutta la scuola neoplatonica e potranno poi, attraverso S.Ambrogio, Mario Vittorino e Agostino, penetrare anche nel nascente mondo cristiano.

Insomma, ci sono testi e concezioni che formano la mentalità di un'epoca intera e così ne determinano i costumi, l'etica e i giudizi morali; e per quanto riguarda il corpo possiamo osservare lungo la storia un cambiamento radicale proprio in quanto giudizi e concezioni; un mutamento di prospettiva che sembra segnare non soltanto la vita di un ristretto gruppo di studiosi, come spesso accade nella storia del pensiero, ma tutta una Weltanschauung fino alla volgare opinione pubblica. Nell'anno di grazia 2010, un'idea del corpo come quella che i platonici hanno espresso nei loro testi non può che apparire stramba e persino assurda. Quelle dottrine hanno percorso fino ad ora molta strada e oggi ne percepiamo più che altro un'immagine mediata dal cristianesimo medievale. Difatti quei testi subirono una prima rilettura proprio nei primi anni di vita del cristianesimo, a cui, grazie alla sua dottrina della redenzione dei corpi, spetta poi il ruolo di riscattare la "morta" materia platonica - ammesso che sia realmente "morta" - e ridare così una nuova sistemazione al corpo all'interno dell'universo concettuale e valoriale della nuova società medievale. Quello a cui stiamo facendo riferimento è dunque un insieme complesso di teorie e idee sul corpo che hanno avuto la meglio per circa un millennio e mezzo, finchè cambiarono nuovamente i presupposti della società: nel XXI secolo, di quelle idee non rimane pressocchè nulla se non una impietosa caricatura che sopravvive, più distorta di qualche anno fa, nell'immaginario comune.

Questo breve excursus mi consente ora di porre il problema che più mi interessa discutere, ovvero l'immagine del corpo nella società contemporanea: quale valore che attribuiamo al corpo e quali testi o quali modelli possono codificare i nostri comportamenti, che definiamo etici, e i nostri giudizi in merito ai pensieri e alle azioni proprie e altrui. Mi affido alle vostre analisi, da cui poter partire al fine di una riflessione più articolata e condivisa; chiaramente non si tratterà di offrire un giudizio negativo o positivo sulla nostra società, dato che di queste tematiche La Cittadella è colma: si tratterà di pensare il corpo nel mondo attuale facendo riferimento alle questioni appena poste; oppure, tornando ancora in medias res, come nell'esempio del Simposio, di quali modelli e testi siamo figli e cosa ci ha spinto a questo tipo di valuzione? Ancora, esiste una concezione univoca o una tendenza più forte delle altre - che farebbe parlare, appunto, di visione del mondo della società attuale - oppure vi è soltanto uno spezzatino di vecchie culture, dei relitti di vecchi velieri, oramai spiaggiati all'alba di questo nuovo millennio? A quali stratificazioni, quali dossi e quali fiumi carsici dobbiamo attraversare per ottenere un quadro il più possibile soddisfacente?


mercoledì, novembre 17

I cristiani in Iraq: diaspora annunciata?

Iraq. «Tutte le chiese e le organizzazioni cristiane e i loro capi sono un obiettivo legittimo dei mujaheddin», scrive Al Qaida in un comunicato internet. Torniamo dunque ad occuparci del medio oriente e del delicato rapporto tra alcune correnti dell'Islam e i cristiani che vivono oltre il mar Mediterraneo, in una terra non troppo distante da Roma, ma che in realtà sembra trovarsi all'opposto parallelo – o, forse, in un'epoca diversa, quando le spade e le lance si incrociavano anche a Roma per conflitti “di religione”. Una terra in cui, a quanto pare, continuano e persino si moltiplicano gli episodi di violenza e “persecuzione” contro la comunità cristiana. «Stanno dando la caccia ai fedeli cristiani in ogni quartiere della città», racconta ai giornali Emmanuel III Delly, patriarca caldeo di Baghdad. Ancora la falce contro la croce? Ancora guerre per il dominio delle anime? Monsignor Shlemon Warduni, vescovo cattolico di Baghdad, sostiene che attualmente l'obiettivo principale di Al Qaida è una vera e propria diaspora dei cristiani, che perderanno la vita se non lasceranno l'Iraq. Il 31 ottobre un attacco terroristico in una chiesa cristiana di Baghdad ha ucciso 58 persone; tra martedì 9 e mercoledì 10 novembre sono avvenuti contro i cristiani ben 14 attacchi a colpi di mortaio, che hanno riportato 6 morti e 33 feriti. Non mi spingo oltre.

Sarà dunque invasamento religioso? In un precedente articolo denunciavo «l'evidente intreccio tra religione e politica», che, con altri toni e per tutt'altre situazioni, sembrava caratterizzare «l'enorme distanza tra l'Europa e il Medio oriente»; ora, bene inteso che facili assimilazioni e collegamenti siano pericolosi e spesso azzardati, proviamo a rintracciare anche stavolta il possibile nesso tra la religione e la politica. Questa rinnovata scarica di mortaio e i morti cade difatti vicino alla data delle prossime elezioni (15 novembre), quando si formeranno delle coalizioni e dei partiti “democratici” - o, quantomeno, più democratici possibile. Non sto sostenendo un legame diretto di Al Qaida con le prossime elezioni, ma forse questi “avvertimenti” potrebbero non essere casuali e contenere un messaggio ben chiaro per gli iracheni e per il nuovo governo. Insomma, via a cristiani da qui! D'altronde ora che il regime di Saddam non ha più le mani sul paese, la situazione dei cristiani potrebbe paradossalmente peggiorare; non bisogna dimenticare che tendenzialmente i cristiani erano difesi e tutelati da Saddam sotto la protezione del suo vice, Tarek Aziz, cristiano, che aveva ottenuto un pubblico appoggio da queste comunità. A proposito, è lo stesso Tarek Aziz che il 26 ottobre scorso è stato condannato a morte per i suoi trascorsi nel governo Hussein. Insomma, il cerchio per i cristiani sembra in qualche modo chiudersi e a questo punto pare lecito porsi la questione sulla possibilità della loro permanenza in Iraq. Non solo, dovremmo inoltre chiederci : cosa sta facendo l' Europa per loro? Risposta facile e scontata.





*L'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa? - OfficinaOrtonaNews, numero 6, settembre 2010.


martedì, novembre 9

Per una rivoluzione copernicana della politica / G. La Pira


Come molti lettori ricorderanno, nel precedente numero ho dismesso il mio stile di commentatore e ho realizzato un breve articolo di cronaca sui Tea Party, un movimento anarco-conservatore esploso negli ultimi mesi negli U.S.A., che tra l'altro - probabilmente - ha determinato la sconfitta di Obama alle ultime elezioni. I Tea Party sostengono una concezione ultra-liberista della politica e non a caso molti lettori sono rimasti sorpresi della mia firma, dato che in queste pagine non ho mai sostenuto posizioni liberiste o filo-americane; ciò che tuttavia mi interessava era offrire uno spaccato della discussione che sta avvenendo negli U.S.A. in merito alla crisi economica e sociale che stiamo affrontando in questi anni. D'altronde la proposta neoliberista la conosciamo bene ed obbedisce allo stesso individualismo che ha caratterizzato l'ultimo secolo. Gli U.S.A. hanno tuttavia il merito di avere le idee ben chiare, per quanto discutibili. Al contrario l'impressione che offre la politica italiana è quantomeno avvilente: sembra che si proceda a casaccio, sperando nella buona sorte e nelle braccia degli italiani. In questo senso, allora, riportare al centro la cultura nella politica significa offrire la capacità di decidere, quantomeno, una rotta per le navigazioni future. Ma la domanda è, quale cultura? Ovvero, dato per buona la proposta liberista, quale sarebbe la controproposta europea (o, più modestamente, italiana) da affiancare e far stridere? Oramai da più di due anni sulle pagine de La Cittadella Interiore - e, da alcuni articoli su questo spazio cartaceo - proponiamo un sano ritorno ai valori della nostra tradizione. Ecco perchè il virgolettato di Giorgio La Pira che seguirà a questo articolo, deve funzionare da contraltare al sistema individualistico: qui stiamo proponendo una concezione sociale della politica, che rimetta al centro i valori della persona e dell'amore umano. D'altronde pare che queste poche righe di La Pira siano state scritta nei tempi attuali; nei giorni in cui i temi della crisi economica, sociale e culturale smuovono le piazze, generano urla e strepiti, producono - ahimè - persino nuovi speculatori. Contro l'individualismo sfrenato, la nostra tradizione (cristiana) ha da sempre opposto l'amore per il prossimo, la carità e la fratellanza: solo a partire da queste basi può attuarsi quella rivoluzione copernicana della politica, che deve porsi come un nuovo inizio per una nuova èra politica in Italia.

Forse che le parole di Gesù: “I poveri li avrete sempre con voi”, legittimano in qual­che modo una struttura sociale - economica, finanziaria, politica - che ha tollerato nel passato e tollera nel presente, in dimensioni ancora così vaste, il cancro della di­soccupazione e della miseria? No, i poveri non sono un’Eucaristia sociale […]: essi sono il documento vivente, doloroso, di una iniquità nella quale si intesse l’organismo sociale che li genera; sono il segno inequivocabile di uno squilibrio tremendo - il più grave fra gli squilibri umani dopo quello del peccato - insito nelle strutture del siste­ma economico e sociale del paese che li tollera; Ecco, dunque, l’assioma che finalizza la vita cri­stiana (e, quindi, la vita politica di un cristiano): quando Cristo mi giudicherà io so di certo che Egli mi farà questa domanda unica (nella quale tutte le altre sono conglo­bate): “Come hai moltiplicato, a favore dei tuoi fratelli, i talenti privati e pubblici che ti ho affidato? Cosa hai fatto per sradicare dalla società nella quale ti ho posto come regolatore e dispensatore del bene comune la miseria dei tuoi fratelli e, quin­di, la disoccupazione che ne è la causa fondamentale?”.     (G. La Pira)


domenica, novembre 7

Buon compleanno "Officina Ortona"

Spenta anche la seconda candelina! Un grande ringraziamento a tutti coloro che dal 7 novembre 2008 hanno partecipato alle nostre attività, ci hanno messo cuore, passione, intelligenza e coraggio; a chi ci segue e ci aiuta quotidianamente a proseguire questa grande esperienza formativa, che, nonostante la nostra giovane età, ci ha dato la possibilità di pensare, produrre, creare qualcosa di tangibile e così diventare il più grande stimolo culturale di questa città. Un abbraccio a tutti e auguri ad Officina Ortona!


martedì, novembre 2

A Pa'

Ti hanno strappato la vita a calci, come la peggiore delle bestie, oramai tanti - troppi! - anni fa. Quanto ci manca la tua voce, quanto le tue visioni e il tuo sdegno per questa società che non sa più cosa significa amare, sentire i profumi, gustare i dialetti; per questo mondo infame che ha barattato l'amore, il bello e la santità per il denaro.

Un pensiero a te e a quel 2 novembre 1975.