"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

lunedì, maggio 23

Niccolò Cusano oggi

La scorsa settimana si è tenuto all'Università "G. d'Annunzio" di Chieti un breve convegno internazionale dal tema "Nicolò Cusano oggi"; diviso in due sessioni spalmate in due giorni, il convegno ha visto la presenza dei prof. Michael Eckert (Univ. Tuebingen), Filippo Mignini (Univ. Macerata), Pietro Secchi (docente ai licei di Roma) e dei prof. Enrico Peroli, Roberto Garaventa e Nicoletta Tirinnanzi dell'ospitante Univ. di Chieti. Al convegno ho partecipato anch'io con una piccola relazione sulla concezione trinitaria del Cusano. Oltre le piacionerie di facciata (che, come sapete, non mi appartengono) non posso che giudicare le due giornate come davvero cogenti e molto impegnative a seguirsi, anche perchè, nonostante l'aula non sia mai stata stracolma di ascoltatori, tutti gli intervenuti, anche il cosiddetto "pubblico", avevano un'ottima cognizione delle opere cusaniane: questo ha spinto tutti a riflettere liberamente e ad affrontare i lunghi dibattiti conclusivi tenendo insieme la precisione filologica e la volontà filosofica di penetrare il pensiero dell'autore e delle sue fonti.

Tra i vari spunti che ho potuto raccogliere volevo proporre un'aporia che è stata rilevata durante la discussione e che a volte mi è capitato di affrontare nella Cittadella. Il tema, chiaramente, è l'influenza sul Cusano di una certa tradizione mistica che - in termini brevi - ha cercato di pensare l'approssimarsi a Deo come un percorso di svuotamento della mens, di abbandono al nulla-dire e nulla-pensare proprio dell'atto mistico (da myeo, "chiudere" gli occhi e la bocca). Questo annullarsi, che comporta un vero e proprio atto di distacco da tutto ciò che è determinato e finito, sarebbe l'azione precipua del cammino in Deum. Tuttavia - notava un relatore - in Cusano sembrerebbe rilevarsi uno scarto. In alcuni testi viene presentata una particolare concezione della mens il cui ruolo nella visione che introduce dionisiamente all'in-diarsi non sarebbe semplice passività, come nella mistica di cui abbiamo accennato, ma presupporrebbe una certa attività del pensiero; difatti Cusano a più riprese sottolinea come ciò che ci rende simili a Dio è proprio la capacità creatrice della mens, che, propriamente, è creatrice di concetti: solo nell'atto di creazione del pensiero appare la prossimità a Dio, che è, anzitutto, Padre e creatore. Questo nostro creare "umano" sarebbe allora perfetta immagine e testimonianza della filiazione a Dio. Dunque, come tenere insieme entrambe le prospettive?


mercoledì, maggio 18

I laboratori "culturali" da 1,05%. Pennacchi e la destra radical-chic.

Per carità, non si augura nè si gioisce per la sconfitta di (quasi) nessuno, tanto più quando, come in questo caso, non si conoscono personalmente i candidati e non si ha nulla contro di loro; ma, fatemelo scrivere, ho accolto quell' 1.05% con un bel sorriso. Latina vuole essere una città normale. L'Italia pure. Basta con questi "laboratori" della destra radical-chic che non vuole Berlusconi. Basta, di più, con questa destra radical-chic. Si credono intellettuali e peccano di elitismo, come una vecchia corrente della sinistra: "Latina non era pronta" - ha commentato Pennacchi. Certo. Oppure, caro Pennacchi, quel Suo minestrone di ex-missini e destrorsi redenti dal Berlusconismo condito con quel po' di sinistra - perchè, d'altronde, l'obiettivo era appoggiare il candidato PD -, quell'insieme di "futuristi" che più non condividono la tavola dei berluscones, quelli un po' intellettuali intransigenti e un po' disillusi "uomini di mondo"; insomma, quegli uomini che sono scesi dall'Alto a rendere disponibile la loro presenza in questo fenomenale "laboratorio culturale" hanno raccolto n° di preferenze: GRANATA FABIO BENEDETTO 50, ROSSI FILIPPO 6, CARDINI FRANCO 3 (Professò, ma perchè???) - e Lei, Pennacchi, quanto avrebbe preso? Mi perdonerete la saccenza "del giorno dopo", ma quella che vi ha bocciato è l'Italia che mi piace. Che si combatta nel centrodestra con voglia e passione, che si conquisti l'elettorato con le proprie capacità, che si corroda il marcio sistema del PDL - ammesso che sia "marcio" - da dentro, come è sempre stato in politica. Basta con questi protagonismi e progetti "culturali", che a forza di strizzare l'occhio a sinistra sono diventati davvero ciechi. Talmente ciechi da non capire che a Latina si andava a prendere l'1.05%.

Fonti dei dati: Comune di Latina (qui)


martedì, maggio 10

De mystica circulorum

Segnalo la pubblicazione su Reportata del contributo che offrirò al Convegno "La Trinità" (Roma, Università Tor Vergata, 26-28 maggio 2011) - qui maggior informazioni. Il breve saggio si concentra sui temi principali del pensiero Cusaniano, attraversando buona parte del pensiero neoplatonico, da Platone a Dante, da Dionigi a Meister Eckhart e, naturalmente, Nicola Cusano.


1. Introduzione

Si conceda -- come suggerisce il cardinale Nicola Cusano nell'opera De ludo globi1 -- che «ci sono tre mondi: il piccolo mondo, che è l'uomo; il mondo massimo, che è Dio; il mondo grande che si chiama universo. Il piccolo è l'immagine di quello grande, il grande l'immagine di quello massimo»;2 se si concede questo, allora il mondo massimo non può che mantenere e mantener-si in una salda relazione con il piccolo e il grande mondo, permeandoli di sè. (continua qui)


venerdì, maggio 6

Nasce il "Tea Party" anche in Germania?

Riporto un articolo di Vito Punzi su La Bussola Quotidiana di oggi. Credo che questo movimento non possa che attirare le attenzione dei TeaParty italiani e quindi cercherò di seguire "a distanza" l'evento, magari traducendo per il lettore italiano qualche passaggio a mio avviso di maggiore rilevanza.


di Vito Punzi
da http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-germania-i-cattolici-abbandonanola-merkel-e-si-fanno-un-altro-partito-1786.htm
06-05-2011


Dopo le batoste elettorali subite quest’anno dalla CDU ad Amburgo e nel Baden-Württemberg, la guida politica del partito, nonostante la crisi economico-finanziaria del Paese sia ormai alle spalle, pare vacillare sempre più. Tra le varie anime, quella cattolica è da qualche tempo una delle più inquiete e deluse dall’attuale corso del partito a guida Merkel. Il tema della nascita di un nuovo partito conservatore in Germania si va ponendo ormai da tempo. E questo sebbene gli stessi responsabili della CDU facciano il possibile per evitare il dibattito. Di recente è stato fondato l’AEK, un gruppo di cattolici impegnati in politica, e tuttavia, ha dichiarato di recente p. Wolfgang Ockenfels, domenicano, docente di dottrina sociale ed etica cattolica alla Facoltà Teologica di Treviri e sostenitore dell’iniziativa, «il gruppo al momento non gode di alcuna considerazione da parte dei funzionari della CDU e il fatto che il partito non ritenga necessario prendere sul serio e confrontarsi con le legittime richieste e preoccupazioni di questo gruppo lo reputo un errore che non sarà certo privo di conseguenze».

L’AEK, alla pari di altri raggruppamenti, critica la tendenza della CDU, in essere ormai da tempo, a trasformarsi in partito socialdemocratico (peraltro con una base sempre meno popolare) e a voler snaturare l’anima conservatrice del partito in nome di una “modernizzazione” che in concreto significa, per esempio, difesa dell’aborto di massa pagato dallo Stato e politica migratoria sul modello “multiculti” che non tiene conto del fatto che molti degli immigrati provenienti da Paesi islamici non hanno alcuna intenzione di integrarsi. In Germania i media sono orientati prevalentemente in senso populistico a sinistra ed hanno quindi tutto l’interesse a diffamare i conservatori, di qualsiasi estrazione siano, definendoli “populisti di destra”. Il recente caso Sarrazin (quasi un milione e duecentomila copie vendute e grande partecipazione a suoi dibattiti pubblici) ha però dimostrato che i tedeschi oggi sono in grado di formarsi una propria opinione e che non vogliono si limiti la loro libertà di pensiero.

Un’occasione importante per verificare la reale consistenza del movimento "konservativ" tedesco sarà quella di sabato 7 maggio, quando a Berlino, promosso in particolare dal gruppo "Linkstrend stoppen" ("Fermare la tendenza di sinistra"), si svolgerà un primo meeting nazionale dal titolo emblematico: Per un "Tea Party" tedesco o verso un nuovo partito? A discutere, oltre ai 7mila sottoscrittori di “Linkstrend stoppen”, sono chiamati tutti coloro che desiderano combattere il mainstream dell’attuale gruppo dirigente della CDU. Secondo le intenzioni di Friedrich W. Siebeke, anima dell’incontro berlinese, ci si chiederà se quel partito sia ancora da salvare, ma soprattutto si dovrà capire in quale modo il movimento conservatore che si sta formando dal basso, similmente al “Tea Party” americano, potrà riuscire ad incidere sulla politica e sull’opinione pubblica. Insomma, i conservatori tedeschi si chiederanno in che modo poter tornare a dar voce a quella “maggioranza silenziosa” che oggi non crede più nella CDU e che, non trovando un alternativa credibile, preferisce non votare.

A prendere la parola a Berlino saranno tra gli altri Heather DeLisle, del “Tea Party” americano, Martin Hohmann, che espulso anni fa dal partito sta chiedendo da tempo di potervi rientrare, e Martin Lohmann, portavoce dell’Associazione Federale per il Diritto alla Vita. Di particolare significato sarà poi l’intervento di un rappresentante degli aleviti in Germania, i quali, sebbene considerati da più parti musulmani, rifiutano la Scharia e leggono criticamente il Corano. Messo al bando in Turchia (dove gli aleviti sono circa 20 milioni), l’alevismo riconosce a uomini e donne gli stessi diritti e a queste ultime non impone alcun copricapo: la testimonianza che verrà presentata a Berlino dimostrerà così come l’integrazione degli aleviti nella società occidentale sia da considerarsi più facile rispetto a quella dei musulmani più radicali. Dunque non solo difesa della vita, maggior sostegno al matrimonio e alla famiglia, lotta alla statalizzazione dell’educazione, riduzione del debito pubblico, ma anche difesa della libertà religiosa nella reciprocità e vera integrazione. Ragionando su tutto questo, i conservatori tedeschi sono dunque chiamati a Berlino per decidere se spendersi per rinnovare un vecchio (la CDU) sempre privo d’identità, o se immaginare un soggetto politico del tutto nuovo.


giovedì, maggio 5

Emanuele Mariani, Kierkegaard e Nietzsche. Il Cristo e l'anticristo

Segnalo la pubblicazione su ReF (Recensioni Filosofiche) di una mia recensione al testo di Emanuele Mariani, Kierkegaard e Nietzsche. Il Cristo e l'anticristo, Milano-Udine, Mimesis edizioni, 2009, pp. 213, € 15, ISBN 9788884839015. Riporto di seguito la prima parte della recensione, che potrete trovare integralmente su http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2011-04/mariani.htm.

Il libro di Emanuele Mariani, Kierkegaard e Nietzsche. Il Cristo e l'Anticristo, Milano-Udine, Mimesis edizioni, 2009 si presenta sin dalle prime pagine come la virtuosa simulazione di un dialogo “a distanza” tra due autori, appunto S. Kierkegaard e F. Nietzsche, in apparenza del tutto lontani. Sulla scorta di alcuni grandi interpreti, su tutti K. Löwith e K. Jaspers, il tentativo di Mariani si configura anzitutto come un'attenta analisi dei due pensatori, delle problematiche di fondo e delle questioni più scottanti che determinarono il loro personale cammino filosofico. Il libro è particolarmente apprezzabile anzitutto per la lucidità e l'onestà interpretativa nei confronti dei due filosofi tanto discussi, che durante lo svolgimento dell'argomentazione vengono spesso lasciati parlare direttamente grazie alle numerose citazioni in corpo o in nota (continua qui).


martedì, maggio 3

Il 12 settembre, dieci anni dopo.

Questa mattina mi sono dedicato alla lettura più o meno attenta delle maggiori testate italiane per capire - con volontà statistica e sociologica - in che modo l'Italia ha accolto la notizia della morte di Osama Bin Laden. Ciò che sorprende è finalmente una tendenziale uniformità di giudizio, per così dire, nel ritenere l'uccisione di Obama come la caduta di un simbolo della cruenta lotta di una certa parte del fondamentalismo islamico contro l'Occidente europeo e Statunitense - non si dimentichi che all'11 settembre hanno seguito gli attentati a Madrid, Londra e Sharm el Sheik; nonostante le differenti sfumature e gli accenti, è allora possibile affiancare, ad esempio, editoriali di Alessandro Sallusti (Il Giornale), Giuliano Ferrara (Il Foglio), Mario Sechi (Il Tempo), Sergio Romano (Il Corriere della Sera) e di Ezio Mauro (Repubblica) ed estrapolare un monito importante: difatti se per un verso Bin Laden era il simbolo del fondamentalismo, per l'altro - ci dicono questi importanti giornalisti - era soltanto un simbolo; a quanto pare, come scrive Marcello Veneziani, Bin Laden era uno "zombie" da molto tempo e il cervello di al-Qaida è in realtà qualcun altro.

Ebbene, per quanto tutto ciò possa esser vero, il rischio è che questo modo di pensare ci porti davvero ad una guerra infinita, come teorizzato dai neo-con la scorsa decade di secolo; Oriana Fallaci, spesso citata in questi giorni, aveva buon gioco ad ammonire contro facili ottimismi, ma non dobbiamo commettere l'errore di scendere nell'inferno della guerra totale per cui sarebbe necessario spostare continuamente la mira con il solo motivo di "non star tranquilli", ricaricando così il fucile fino ad eliminare "l'ultimo" superstite. Questo sarebbe un errore. Allora buon senso vorrebbe che, seppur con grande attenzione, si chiuda oggi questa pagina tremenda dell'inizio del millennio e si ricominci a considerare il rapporto con l'Islam come è stato per secoli, ovvero come uno scontro-confronto che, tuttavia, non è guerra. Detto questo, oggi mi sento di spingere più sulla coesione dell'Italia dei giornali dinanzi a questo evento, come accennavo poc'anzi, piuttosto che alle differenze e alle divisioni. L'Italia stavolta non sfigura. Negli U.S.A. G.W. Bush si è complimentato con Obama, il quale ha pronunciato un discorso pulito e carico di valori occidentali, sui quali - mi viene da pensare - possiamo ricominciare a puntare anche noi:
Lasciatemi ricordare che possiamo fare tutto ciò non per la ricchezza o la forza, ma per ciò che siamo: una Nazione, davanti a Dio, indivisibile, con la libertà e la giustizia sopra ogni cosa.
(Barack Obama)