"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

lunedì, luglio 18

L'intellettuale di sinistra


Pensare di scrivere qualcosa di sensato sull'intellettuale di sinistra è pura follia. L'intellettuale di sinistra è tale - in entrambi i sensi - per definizione. D'altronde "essere di sinistra" è di per sè da intellettuali: ecco perchè i circoli, le città e i CDA sono pieni di saputelli, un po' chic, un po' ruspanti, pronti ad indignarsi (soprattutto quando non serve). Tuttavia, tra le file serrate di questa marmaglia, spunta a volte una chioma fluente, come un tulipano nelle immense distese di grano. Egli, il tulipano, - d'ora in poi con la E (o T) maiuscola per distinguerlo dai sedicenti tali - esiste per davvero e ne abbiamo prova in qualche libro usato, impolverato e mal rilegato (perchè non lo passa di certo l'establishment delle grandi case editrici) o magari persino in qualche post on-line di ex-direttore di giornale, oramai in mala sorte. Sì, perchè essere realmente intellettuale di sinistra significa essere sconfitto. Egli, si diceva, cammina sul limes: nè del tutto anarchico, nè del tutto politico, nè del tutto apprezzato, vive nascosto in qualche Università. Non è un clochard, come vorrebbe la vulgata, ma neanche un signore imbellettato; non beve troppo, ha modi morigerati, ma è sempre in antagonia. L'intellettuale di sinistra ha un senso forte della Giustizia sociale: ci crede davvero e non vuole compromessi; e poi crede nel sole dell'avvenire, ma ha capito che Mao non fa per Lui. Odia gli insensibili e i prepotenti (non gli indifferenti), perciò la sinistra al potere lo vorrebbe morto di inedia. La sua Bibbia non è soltanto Marx, ma anche la Bibbia stessa: per questo è l'ombra della sinistra. Anche Lui, come l'intellettuale di destra, di cui condivide un certo elitismo, è merce rara: spunterà, si spera, dopo la pioggia battente di questo mezzo secolo, in cui il giustizialismo e il populismo lo hanno confinato nelle pagine di un quotidiano di Provincia.




Fotografie:
i) L'intellettuale di destra
ii) L'intellettuale di sinistra
iii) Il moderato


domenica, luglio 17

L'intellettuale di destra



Mi rendo conto che, mediamente, gli ambienti della destra risultano poco stimolanti, anche perchè sembra siano frequentati da attivisti più ciucci, meno raffinati e più praticoni dei cugini di sinistra; e non necessariamente della sinistra radical-chic dei circoli pseudo-culturali. Questo dato, senza entrare nel merito, è evidente ad occhio nudo e si può spiegare con tutta una serie di motivazioni (e monopoli) storici. Ma non è questo il punto. Il punto è che, a fronte di un ambiente duro e arido, l'intellettuale di destra, unico tra le folle, cresce forte. Come insegna ogni buon contadino dei secoli passati, difatti, il mettere radici in un terreno così scarsamente irrigato è quantomeno sintomo di una certa caparbietà, che forse potrà permetterti di superare l'inverno, anche se sei isolato o, peggio, dimenticato. E poi di solito queste piante prendono acqua allungando le radici anche oltre le proprie e naturali "competenze", così come l'intellettuale di destra è costretto a masticare le bibliografie di Nietzsche, di De Maistre e di Schmitt, ma anche a rimuginare l'immersa produzione marxiana e a memorizzare le filippiche dei circoli giacobini, sempre in voga - fatto che, a parti inverse, non avviene.. L'intellettuale di destra è una perla rara; egli è abituato all'uno contro tutti, come in una partita di scacchi che, per una serie di coincidenze, si è messa male: lui incarna la Regina, coraggiosa e potente, contro un esercito di peones, numerosi e rumorosi. Mutatis mutandis, stiamo descrivendo mezzo secolo di politica e cultura. Peccato che non si sa più dove siano finiti questi "pochi". Pensiamoci, perchè presto, appena cadrà il Re, avremo tutti bisogno di loro.



Fotografie:
i) L'intellettuale di destra
ii) L'intellettuale di sinistra
iii) Il moderato


giovedì, luglio 14

Teologia naturale, teologia filosofica e pluralismo religioso

Segnalo due mie recensioni appena pubblicate sul Giornale di Filosofia della religione, nella nuova veste grafica varata solo la scorsa settimana; il Giornale, che i lettori de "La cittadella interiore" già conosceranno e che  raccoglie materiale, promuove la discussione e diffonde la conoscenza della filosofia della religione, è l'organo ufficiale dell'Associazione Italiana di Filosofia della Religione, con sede all'Università degli studi di Salerno. L'AIFR ogni anno organizza dibattiti e convegni - il prossimo è previsto per il 10 e l'11 novembre a Trento, sul tema "La teologia politica in discussione" - e ne edita gli Atti, offrendo così dei validi strumenti di discussione e riflessione.

Le recensioni riguardano due convegni di qualche anno fa: l'uno, "Teologia naturale e teologia filosofica" si è svolto all'Università di Chieti nel 2005, mentre l'altro si è tenuto l'anno successivo a Torino sul tema "La filosofia di fronte alla pluralità delle religioni":


  (i link sulle parole segnalate indirizzano alle relative pagine)


lunedì, luglio 11

L'ordinazione delle donne e i movimenti della Chiesa austriaca

Il celibato del clero, l'esclusione dei divorziati dall'eucarestia, la legittimità del funerale per i suicidi e, non da ultimo, l'ordinazione sacerdotale delle donne; questi i temi principali sui quali spinge l'area "liberal" e che periodicamente tornano in voga nei dibattiti sull'organizzazione della Santa Chiesa. Questioni antiche, a volte passate e ripassate, ma che stentano a trovare soluzione e pacata accettazione. In tal senso, in modo incisivo e con diverse sfumature, proprio ieri il card. Christoph Schönborn, attuale vescovo di Vienna, invoca "obbedienza" dinanzi all'ennesimo movimento "liberal" della Chiesa austriaca che è tornato a riproporre il dibattito: in gioco c'è un un manifesto del gruppo "iniziativa parroci" e firmato in data 01/07/2011 da circa 250 preti. Il portavoce Helmut Schüller fa la voce grossa soprattutto sull'accesso delle donne al sacerdozio, tema d'altronde già affrontato ampliamente negli scorsi concili, ma che oggi si ripropone con dei presupposti differenti, come un grido di uguaglianza e parità tra i sessi. Lo spauracchio è quello delle Chiese valdesi, attive soprattutto nella vicina fascia alpina tra Italia, Renania e Svizzera, oltre che nel sud America. Si attendono dunque le reazioni ufficiali di Benedetto XVI, quando già buona parte del suo entourage ha già risposto per le rime cercando di placare gli animi - ultimo, con autorità, proprio Schönborn. Dove vuole arrivare "iniziativa parroci"? E' una domanda importante, che sinceramente non sarei in grado di affrontare, non conoscendo bene la diocesi di Vienna e vista anche la scarsa informazione sulle reti nazionali e sui giornali austriaci e tedeschi. In Italia, ad esempio, mi sembra di aver letto soltanto articoli di Gianni Rodari su IlFoglio e Andrea Tornelli su IlGiornale. Sulle posizioni di Ratzinger, si diceva, non si aspettano sorprese, sia per gli stimoli lanciati da Schönborn, ma soprattutto per la sua storia personale, poco incline ad aperture "moderniste" - per richiamare l'ultima condanna "liberal" degna di nota nel secolo scorso - ma sempre disponibile al dialogo inclusivo. Ringraziando Iddio, aggiungerei.