"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

mercoledì, maggio 29

Epistemology in light of mysticism

Segnalo questo articolo dal blog "Just Thomism". Io non la penso così: apprezzo questo sforzo di spiegare la dimensione del cervello, ma il problema è nell'approccio. La neurologia moderna, infatti, non può comprendere l'esperienza mistica in quanto essa si fonda su un presupposto materialistico; al contrario, l'esperienza mistica si riferisce ad un'esperienza spirituale, che non è "controllabile" con l'osservazione in laboratorio.

I report this article on mystical experience by the blog "Just Thomism". I don't think so: I appreciate this effort to explain the dimension of brain, but the problem is at the approach. The modern neurology can't understand the mystic experience because they use an materialistic presupposition; instead, the mystical experience refers himself to a spiritualistic experience, that is not "controllable" with the observation at laboratory
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In their neurological account of mystical experience (book/ article), Andrew Newberg and Eugene D’Aquili draw attention to a portion of the brain responsible for orienting the person in space. As you approach anything the angle of your perspective on it is constantly changing, and it takes a remarkable number of calculations to orient yourself to it. This portion of the brain makes all the world a three-dimensional grid with the person at the center and origin, and so it seems to have two effects: it recognizes all nature as dimensional in space and time, and defines this dimensionality in relation to the self. Newberg and D’Aquili’s brain scans of persons having mystical experience showed a suppression of activity in this area, allowing the mystics to experience a non-dimensional reality that was not defined in relation to themselves. The self, remaining what it was, merged into an absolute unity of all being, which was no longer seen as spatio-temporal.

Mystical experience is collectively though not distributively universal, and there might be, for all I know, those who stand to mystical reality the way tone deaf people stand to melodies or the color blind are to various shades. But there does seem to be a great number of entities that we do not channel through the part of the brain that orients things dimensionally: laws of logic or science, ideas, the rules of a game, proper nouns as such, etc. all seem to be routed around the grid we place on the world. Drinking seems to blur the lines on the grid a bit too, and so falls somewhere on the declension of mystical experience (cf. the magisterial chapter XVII of Varieties of Religious Experience) Dreams, which play by their own logic of space and time, also suggest the mystical experience, which is one way to understand St. Thomas’s repeated appeals to dreams as intimations of mystical things.  When broadened to include all these senses, mystical experience is only at the summit of a set of experiences that seem even distributively universal.


mercoledì, maggio 22

Morire per delle idee, un vizio poco cristiano

"Morire per delle idee, l'idea è affascinante", cantava George Brassens in un pezzo poi splendidamente tradotto da Fabrizio De André nel 1974, quando a morire erano innocenti, bambini e infine anche politici; quando le ideologie iniettarono la violenza di sangue nella nostra Italia, un po' impacciata e ancora incredula per il boom del decennio precedente. Ma morire per delle idee è sempre possibile. Ce lo ricorda, tristemente, Dominique Venner, intellettuale francese, che il 21 maggio si è sparato un colpo in testa nella Cattedrale di Notre Dame a Parigi. Tremendo. Ed è un gesto ancora più significativo perché viene da un anziano e da uno scrittore; è un gesto politico, come lo erano il suicidio di Yukio Mishima o del giovane studente di filosofia Jan Palach, la cui matrice, forse, era simile: la "rivolta contro il mondo moderno", per dirla con Evola, ovvero quel rifiuto del continuo mutare del mondo, che nel suo scorrere pare piuttosto cadere, come un'alta cascata sudamericana, dal piano dei valori della tradizione europea al nichilismo più bruto. Quel grido spezzato nella gola di Venner rappresenterebbe allora un sentimento di attaccamento ai valori dell'Europa e che nelle sue intenzioni  - come scrisse nella sua ultima lettera - avrebbe dovuto "smuovere le coscienze" di un mondo che non sa più seguire la bussola della Verità. Ma quanto questo gesto estremo può pretendere di incarnare lo spirito della tradizione europea?

Difatti, seppur sostanziato da un fondamento tradizionale, il suicidio di Venner indica piuttosto la foga dell'ideologia moderna che non sa dare alle cose il "giusto" peso, che non rispetta la vita. Chi sacrifica la propria vita in virtù di un'idea svela forse una concezione che è molto poco cristiana: per Venner, difatti, ciò che contava era la vita sociale di questo mondo, erano le sue abitudini etiche, era la sua politica; ma Platone e il Cristo non hanno forse insegnato proprio l'inverso, ovvero che ciò che conta è lo Spirito e non questo mondo? Non ci hanno forse ammonito nel dare un modesto peso alle cose terrene, anche quando esse paiono opporsi alle cose divine? Più che levare la mano su di sé, allora, il custode della tradizione cristiana e filosofica europea sa fare testimonianza in questo mondo con l'azione e la vita - a immagine della Chiesa di Roma. Chi invece giunge a posporre la vita alla politica è colui che ha perso la fede nella seconda venuta e nell'Apocalisse. La civitas Dei non è infatti attuabile in questo mondo, ma è soltanto peregrinans: annuncia la venuta, testimonia con la propria carità, si dona agli altri portando luce nelle tenebre; e chi cerca di seguire la chiamata (Beruf) non può far altro che sperare in essa e contribuire a diffondere, grazie allo speculum nella propria anima, la luce della Verità nel mondo, anche se il mondo vi lotta contro e li perseguita, come accadde alle prime comunità cristiane. Venner, forse, più che allievo del Cristo era allievo del barone Evola: di chi, convinto di ergersi ad alfiere dell'epoca passata, rappresenta invece il massimo della modernità secolarizzata perché crede che l'agire di un cristiano sia finalizzato esclusivamente a questo mondo e per questo mondo dà la vita. Il cristiano, invece, non abbandona questo mondo, perché in esso è chiamato alla testimonianza in attesa della Redenzione.