"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

mercoledì, marzo 26

Nikolaus von Kues: Wie können die Menschen Gott kennen?

In seinem Hauptwerk De docta ignorantia, fragt sich Nikolaus von Kues wie der Mensch Gott erkennen kann und deshalb analysiert er die menschliche Erkenntnis. Sie funktioniert durch eine Zahlrechnung. Er vergleicht sich mit Etwas noch unbekannt und so erkennt er das Erkenntnisobjekt. Die ganze Erkenntnisverfahren ist gleich wie mit Zahlen zu rechnen. Aber diese Erkenntnisverfahren kann nur die endliche Dinge einschließen. Unser Problem ist, dass die Wahrheit eine transzendente Einheit ist, unendlich, ewig, unaussprechlich und unbekannt aber das Erkenntnissubjekt ist endlich.

Nikolaus von Kues sagt, dass das Probleme die Differenz zwischen dem Gegenstand und dem Objekt ist. Denn die menschliche theoretische Fähigkeit ist verschieden zum Erkenntnisobjekt. Am Beispiel, der Mensch kann die Länge von einer Linie messen, weil er ein Metermaß hat. Wenn das Erkenntnissubjekt und das  Erkenntnisobjekt so weit einander entfernt sind, gibt es kein Metermaß, das sie verbinden kann. Tatsächlich gibt es kein menschliches Metermaß, das die Unendlichkeit messen kann: das ganze menschliche Erkenntnis ist verwundbar und machtlos.

Omnes autem investigantes in comparatione praesuppositi certi proportionabiliter incertum iudicant; comparativa igitur est omnis inquisitio, medio proportionis utens. Et dum haec, quae inquiruntur, propinqua proportionali reductione praesupposito possunt comparari, facile est apprehensionis iudicium; dum multis mediis opus habemus, difficultas et labor exoritur; uti haec in mathematicis nota sunt, ubi ad prima notissima principia priores propositiones facilius reducuntur, et posteriores, quoniam non nisi per medium priorum, difficilius. Omnis igitur inquisitio in comparativa proportione facili vel difficili existit; propter quod infinitum ut infinitum, cum omnem proportionem aufugiat, ignotum est. Proportio vero cum convenientiam in aliquo uno simul et alteritatem dicat, absque numero intelligi nequit. Numerus ergo omnia proportionabilia includit 
(Nicolaus Cusanus, De docta ignorantia I, 5, 5-10).

Also, gibt es keine Möglichkeit, durch die menschliche Erkenntnis, Gott zu erkennen. Der Gottesbegriff ist zu groß als dass der menschliche Verstand ihn begreifen konnte. Trotzdem, sagt Nikolaus von Kues, dass jetzt, nach der Erfahrung der Machtlosigkeit, der Mensch etwas mehr weißt. Der Mensch weißt nun dass er Machtlos ist. Er weißt, dass die Trinität über seinen Fähigkeit und Möglichkeit steht. Cusanus hat diesen Machtlosigkeit-begriff „docta ignorantia“ genannt. „Docta ignorantia“ ist also der beste Begriff über die Wahrheit, den der Mensch annehmen kann. Trotzdem wird jede menschliche Erkenntnis über die Wahrheit nicht Maßgenau sein, aber er wird immer eine „coniectura“ sein. Die „coniectura“ ist eine Erkenntnisweise, die durch den „docta ignorantia“ geschehen ist. Diese Erkenntnis ist die tiefste Erkenntnis, die der Mensch erreichen kann.

Si igitur hoc ita est, ut etiam profundissimus Aristoteles in prima philosophia affirmat in natura manifestissimis talem nobis difficultatem accidere ut nocticoraci solem videre attemptanti, profecto, cum appetitus in nobis frustra non sit, desideramus scire nos ignorare. Hoc si ad plenum assequi poterimus, doctam ignorantiam assequemur. Nihil enim homini etiam studiosissimo in doctrina perfectius adveniet quam in ipsa ignorantia, quae sibi propria est, doctissimum reperiri; et tanto quis doctior erit, quanto se sciverit magis ignorantem. In quem finem de ipsa docta ignorantia pauca quaedam scribendi labores assumpsi.
(Nicolaus Cusanus, De docta ignorantia I, 6, 20-25)

Die „Docta ignorantia“ ist nicht nur ein Wissen zum Unwissen. Sie ist verschieden von der Sokratischen Unwissenheit, weil Cusanus eine ontologisch Unmöglichkeit denkt, aber die Sokratisch Unwissenheit nur eine theoretisch Unerkennbarkeit ist. Cusanus ist radikal: es gibt keine Möglichkeit über eine maß-genaue Wahrheitserkenntnis und jede unserer menschlichen Erkenntnisse wird immer ohne „praecisio“ sein. Der „docta ignorantia“ und die Name Gottes (Possest, Trinität) sind nur die Mittel Gott einzuholen. Wir können Gott nicht greifen, wie man die Länge eine Linie messen kann, sondern nur eine Geistige Anschauung haben.




sabato, marzo 15

L'armata Brancaleone: gli italiani si preparano per le Europee di maggio 2014

Tra due mesi circa avranno luogo le complesse elezioni europee, il cui significato epocale viene largamente sottovalutato nell'opinione pubblica italiana. Vizio non nuovo questo, tutto italico, che negli anni passati ci ha indotto a riempire le aule del parlamento europeo con politici spesso impreparati e uomini di partito che non riuscivano a piazzarsi nelle – seppur tantissime – opportunità di impiego nei consigli e commissioni provinciali, regionali o parlamentari. I candidati, quasi mai politicamente appartenenti alla circoscrizione di elezione erano in larga parte sconosciuti al territorio, che rispondeva con un costante astensionismo.

Ma stavolta la partita pare diversa, e non solo per alcune incidentali candidature illustri – come quella forse confermata di Silvio Berlusconi, impegnato più a trovare una scappatoia parlamentare ai problemi giudiziari che veramente cosciente del progetto storico-filosofico dell'UE; quello che emerge è che oggi, forse per la prima volta, il popolo scottato dalla crisi ha preso coscienza della centralità delle decisioni prese a Bruxelles e della prossimità inaspettata delle cancellerie europee sulla vita quotidiana del pescatore di Sicilia e dell'Adriatico, dell'imprenditore marchigiano o del commerciante del centro di Roma. Inoltre a soffiare forte sulla già incendiaria bagarre elettorale contribuiscono quei movimenti politici che in questi anni hanno dipinto l'Europa e la moneta unica come causa d'ogni oscurità sul pianeta – magari, come nel caso dei 5Stelle, condendola con del complottismo antisemita rispolverato direttamente dal peggio che la Germania ha prodotto negli ultimi secoli.

Tale nuova concentrazione di aspettative e improbabili opinioni politiche sul futuro dell'Europa non assicura però l'osservatore mediamente informato che in questa tornata elettorale le cose si faranno per bene; in altri termini, il fatto che le telecamere saranno certamente fisse sul voto non dice ancora nulla sulla qualità dei candidati del partiti, sulla loro coscienza del momento storico-politico e sui programmi di rilancio dell'Unione Europea. Ad oggi i partiti italiani si limitano ad aderire alle liste che si vanno man mano costruendo, non apportando quasi mai contributi rilevanti in termini di idee – se non la stanca ripetizione di quei due o tre slogans economici sullo sforamento del tetto del 3% e altre pretese di (sempre maggiore) spesa pubblica che i più ripetono senza comprendere fino in fondo: Il PD aderisce al PSE, Lista Civica aderisce all'ALDE, il Nuovo Centrodestra al PPE e così via.

Per cui a ben vedere anche stavolta, nonostante tutto il tran tran mediatico, i partiti italiani si scoprono impreparati a reggere il confronto con le dinamiche politiche d'oltralpe, con i progetti bi-nazionali, con l'Europa delle lingue (oggi chi vuole essere classe dirigente deve parlare fluentemente almeno 3 lingue straniere), dell'Erasmus e dell'integrazione tra culture – facile e triste previsione – probabilmente a maggio si farà di nuovo la figura degli “italioti”: manderemo a Bruxelles un'armata Brancaleone con scarsa competenza ma soprattutto scarsissima visione politica. Mal che vada , invece, invaderemo il parlamento con una truppa di pentastellati che hanno imparato l'inglese dai filmati teosofici della Casaleggio&Associati. D'altronde questo è solo l'ennesimo effetto del solito e oramai vecchio problema politico italiano: lo sganciamento tra le filosofie politiche e i partiti come forme di rappresentazione ideologica della popolazione. Cioè è lo svuotamento ideologico dei partiti – lo stesso che gli ha fatto perdere il ruolo di corpo intermedio tra la popolazione e il governo.

Ma nonostante tutto c'è da essere ottimisti: lo spirito di sopravvivenza convoglierà i partiti verso le "grandi famiglie" europee di ampio respiro e che ancora coltivano dei valori di riferimento (dalla tradizione popolare, al socialismo, al conservatorismo, il liberalismo o l'autonomismo contrattualista – peccato che la Lega abbia smesso di leggere il prof. Miglio); e, in secondo luogo, la promozione del bipolarismo avvenuta con la nuova legge elettorale disincentiverà la frammentazione dei piccoli leaders e costringerà i politici a costruire prospettive di maggior visione culturale, come accade ovunque in Occidente. Insomma: ancora una volta abbiamo bisogno degli Alleati che vengano a rimettere ordine nel nostro paese. Branca, Branca, Branca!!!





*L'articolo è apparso anche su Pieghe Libertarie, il blog di Francesco Giampietri, che ringrazio (clicca qui per leggerlo



giovedì, marzo 6

Manlio Sgalambro

Apprendo con grande tristezza della morte del filosofo Manlio Sgalambro, avvenuta stamane, 6 marzo 2014.

Buon viaggio, Manlio.