"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

giovedì, agosto 7

Sulle interpretazioni di Giordano Bruno

La straordinaria personalità di Giordano Bruno e la ricchezza di temi e correnti che il Nolano abilmente intreccia nei suoi scritti hanno da sempre reso difficile un’interpretazione d'insieme che sappia circoscrivere il pensiero bruniano entro certi canoni interpretativi. Nella storia delle interpretazioni dell'intera opera di Bruno assistiamo al susseguirsi di varie rappresentazioni del filosofo di Nola, di volta in volta influenzate dalle tendenze filosofiche delle epoche differenti. Tali rappresentazioni storiografiche richiedevano però l'esposizione di un Bruno granitico, di un filosofo che avrebbe professato una dottrina unitaria e coerente, perfino da rendere un sistema – in questo, un esempio lampante è costituito dal “Bruno” di Schelling.

La tendenza ad offrire di Bruno un'immagine unitaria e sistematica ha tuttavia fatto sì che gli interpreti iniziassero man mano a prendere in considerazione quasi esclusivamente le opere bruniane che più si integravano tra loro e che più risultavano coerenti rispetto agli occhi e alle esigenze dello storico della filosofia. Pertanto alcune opere particolari e più eterogenee rispetto al Bruno sistematico di Schelling o al Bruno “razionalista” dell'ottocento italiano hanno subìto una sorte travagliata: a volte scartate, censurate o peggio disprezzate. Questo è il caso delle opere magiche come il De Magia. Ad esempio, in un commento al De Minimo, Felice Tocco, traduttore ed interprete bruniano di fine ottocento, scrive: «Per poche osservazioni giuste, ne trovi molte puerili e parecchie strane; e non trovi fantasticheria a cui non si faccia posto né tradizione cabalistica e magica a cui non si neghi fede e in luogo del severo linguaggio matematico, qui parla il barbaro gergo delle scienze occulte» (F. Tocco, Le opere di Giordano Bruno esposte e confrontate con le italiane, Le Monnier, Firenze 1889, p.204).
Il disagio che queste righe tradiscono non deve stupirci, difatti durante un lungo periodo a cavallo tra l'ottocento e il novecento vi fu un sostanzioso tentativo di inscrivere Bruno all’interno di una più generale categoria di modernità; l'operazione storiografica era resa possibile anzitutto dalle vicende biografiche del Nolano, che, condannato eretico e arso per mano della Chiesa di Roma e di quel cardinal Bellarmino così fedelmente tomista, poteva così esser presentato come avanguardia anti-cattolica di fine ottocento e celebrato con l’emblematica statua eretta in suo nome a Campo de’ Fiori. Eppure testi come il De Magia, per quanto di scarsa diffusione, impedirono di risolvere il pensiero di Bruno entro gli schemi di quel progetto così minuziosamente costruito. Ecco perché in tal senso ben si comprende lo sfogo dei curatori Tocco e Vitelli quando confessarono: «Noi ben volentieri avremmo del tutto trascurato questa parte così compilata» (Ibid.).

Tuttavia, come spesso accade, insistere sulla potenziale contraddittorietà delle opere magiche all'interno di un più amplio percorso interpretativo, portò alla creazione e poi alla diffusioni di modelli “bruniani” radicalmente alternativi al Bruno pre-illuminista dell'ottocento. Nella seconda metà del novecento, la studiosa F. A. Yeates pubblica un testo dall'evocativo titolo Giordano Bruno e la tradizione ermetica (tr, it. a cura di Laterza, Bari, 1969), che, per molti versi, aprì una ricca e inaspettata stagione interpretativa. Questo libro – sottolinea M. Ciliberto – «ha avuto il merito di immergere per la prima volta il pensiero del Nolano nella storia della tradizione ermetica, riconsiderando in modi nuovi – a volte radicalmente nuovi – sia i testi latini e volgari più noti, sia quelli sui quali l’attenzione critica si era meno impegnata, a cominciare dagli scritti di carattere magico che sono, in effetti, il centro-motore della interpretazione della filosofia nolana offerta dalla studiosa inglese» (Introduzione a G. Bruno, Le ombre delle idee, tr. it. di N. Tirinnanzi, Rizzoli, Milano 1997). E in questa cornice – e, sottolineamo, soltanto in questa – ha senso trattare di Giordano Bruno, nonostante ancora oggi l'immagine ottocentesca del Bruno razionalista, celebrata a Campo de' Fiori, riemerge in libri, discussioni colte e giornali.


Vedi anche: Le fonti del De Magia di Giordano Bruno