"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

venerdì, febbraio 22

Cathedra Petri

«Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, 
sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; 
non per vile interesse, ma di buon animo».

«Sorgt als Hirten für die euch anvertraute Herde Gottes, 

nicht aus Zwang, sondern freiwillig, wie Gott es will; 
auch nicht aus Gewinnsucht, sondern aus Neigung».

«Paissez le troupeau de Dieu qui est sous votre garde, 

non par contrainte, mais  volontairement, selon Dieu; 
non pour un gain sordide, mais avec dévouement».


Il passo proposto, dalla prima Lettera di Pietro (5,2), contribuisce ad introdurre nelle prime comunità cristiane un senso di appartenenza ad un'unica ekklesìa, laddove al contrario il carattere policentrico dei nuclei di fedeli avrebbe potuto facilmente scivolare verso la frammentazione e la dispersione. La metafora del gregge - che Pietro utilizza in tutta la lettera e che dovrebbe derivare direttamente dalle parole del Cristo - mira proprio ad offrire un senso di unità indifferenziata tra i credenti, che - tutti insieme - sono l'unica vera Chiesa che ha riconosciuto la missione del Figlio nel mondo, "in mezzo a noi" (Gv 1, 14-17). Il destino dei credenti e del loro pastore, il Cristo, è così legato indissolubilmente e, a partire dalla Pentecoste e dall'Ascensione, lo sarà sempre più nella storia del mondo; i credenti, tuttavia, non sono fatti disperdere nel variare dei tempi, ma sono chiamati a farsi Chiesa, ad organizzarsi in un'unica comunità, che è il gregge di Dio (o, per buona parte della teologia, il corpo mistico di Cristo). Nel Vangelo, inoltre, si racconta che Cristo si preoccupa anche della prosecuzione di tale comunità nella storia, passandone il testimone ad una nuova guida umana: egli affida le chiavi della Chiesa agli apostoli e in particolare a Pietro, chiamato ora a farsi pastore degli uomini, ad immagine dell'unico vero pastore, ovvero Cristo stesso: "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa" (Mt 16,18). Ecco perché per i cristiani la festività della Cathedra Petri romana, che cade oggi - 22 febbraio - assume un significato centrale nella storia della Salvezza.

Tuttavia entro il quadro generale rapidamente tratteggiato, l'interpretazione particolare del passo di Matteo 16,18 ha costituito uno dei problemi più dibattuti nei primi secoli della cristianità. Quello che era in discussione, difatti, era la forma di tale "affidamento", se esso fosse stato rivolto agli apostoli tutti (e dunque a chi ne fece le veci, i vescovi) o se esso fosse stato rivolto precipuamente alla figura di Pietro (e dunque al suo successore, il vescovo di Roma); se, in altri termini, l'autorità di guida della Chiesa e di decisione sulle questioni dottrinali e pastorali dovesse spettare al Concilio universale dei Vescovi - posizione vicina alle attuali Chiese Ortodosse - oppure al solo vescovo di Roma, il papa - come poi si andò delineando nella Chiesa romana, soprattutto dopo la riforma gregoriana. La "scandalosa" - in senso paolino - terza via, ma più vicina all'ambiente conciliarista, fu indicata dalla riforma luterana, che andava nella direzione di limare l'influenza delle mediazioni e gerarchie nella comunità, nella convinzione che Cristo non avesse affidato la chiave personalmente a Pietro ma che l'apostolo avrebbe lì simboleggiato ogni fedele; essi sarebbero stati dunque investiti del compito di stabilire un rapporto con Dio in prima persona, nella propria interiorità. Nei secoli, la Cathedra Petri che oggi festeggiamo assume dunque anche un senso profondamente politico, intrecciato con le vicende di potere dell'Impero, degli Stati, e delle famiglie aristocratiche d'Italia. Il potere universale della Cathedra si stacca dunque dall'Empireo delle speculazioni teologiche e si radica ben presto nel mondo degli uomini, a rappresentare bene quella paradossale sfida teologico-politica che la Chiesa ha lanciato al mondo: essere del mondo (pienamente immantente) e al contempo preparare l'Apocalisse delle genti, e in virtù della sua prospettiva trascendente al mondo, oltrepassarlo e indicare la strada in conformità alla Via, la Verità, la Vita dell'evangelo.

Un terzo aspetto dell'importanza odierna della festività cristiana è che in questi giorni la Cathedra Petri si prepara ad una nuova successione. Tra pochi giorni Joseph Ratzinger si chiuderà nel silenzio delle stanze della residenza papale di Castel Gandolfo, per poi "sparire dal mondo"; a Roma, forse ai primi di marzo, si aprirà il conclave per l'elezione del nuovo pontefice. Nel commento dei recenti avvenimenti non andiamo oltre; troppo frastuono e troppe malelingue hanno insozzato una decisione così epocale. A nostro avviso, chi ha indicato "motivazioni terrene" a sostegno della scelta - dai problemi interni tra correnti (soprattutto in Germania), allo scandalo della pedofilia, alle crisi di vocazioni e quant'altro - forse pecca di eccessiva preoccupazione sulle dinamiche della Chiesa terrena. La Cathedra Petri - abbiamo così cercato di mostrare - non consiste soltanto nella guida della comunità dei fedeli nelle scelte del mondo, ma è soprattutto ciò che indicavamo come primo aspetto: essa adempie al ruolo di pastore del gregge dei fedeli verso la Resurrezione. E perciò in merito a questo mirabile destino, incarnato in tutta la paradossalità umana dalla scelta del papa "dimissionario" Benedetto XVI, non possiamo che tacere.


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